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“A Bolsena i comunisti discutono e scelgono”

Politica – Il 13 e 14 luglio l’assemblea assemblea nazionale di organizzazione del Pci

Bolsena – Riceviamo e pbblichiamo – Decine, centinaia, i partecipanti e le partecipanti alla assemblea nazionale di organizzazione che il Partito Comunista Italiano, come da decisione del Comitato Centrale del Partito, ha indetto per il 13 e 14 luglio a Bolsena in provincia di Viterbo.

Dalla Val d’Aosta al Veneto, dal Friuli alla Toscana, dall’Umbria alla Sicilia, dall’Emilia Romagna alla Calabria, eppoi la Liguria e il Lazio e la Campania e le Marche e la Puglia, insomma tutta l’Italia è rappresentata in questo “Cantiere Aperto” che – come evidenziato dalle parole della relazione del Segretario del Pci, Mauro Alboresi, – “non è un punto di arrivo, anzi è una sorta di punto di partenza del percorso utile a due finalità: ricostruire il Partito Comunista Italiano, creare un Fronte Comune nell’area dei comunisti, della sinistra di classe, per agire in un modo chiaro e possibile, senza imposizione alcuna, cioè l’Unità nella diversità.

Unità del Fronte sulla analisi, sulle proposte, sulle iniziative politiche; diversità nel rispetto reciproco delle distinzioni soggettive e organizzative quale è ad oggi la fotografia della realtà di riferimento sociale e politico dell’ampia sinistra di classe, comunque presente nel Paese”.

Una Assemblea come questa, lo ha ricordato il segretario Alboresi, non si convoca tanto per farla. Anzi, proprio perché “ essa è chiamata a verificare dopo il primo anno di vita dal congresso che ha deciso la ricostruzione del Pci, deve fare i conti con limiti, ritardi, lentezze.

Quindi, dove necessario, senza intervenire sulla linea politica che, semmai, dopo gli ultimi mesi e gli esiti delle prove elettorali confermano le nostre analisi e le nostre proposte messe in campo, ha però il dovere di ritoccare, cambiare, modificare e superare alcune strutturazioni che abbiamo messo in piedi a livello gestionale e organizzativo”.

Tutti questi chiari obiettivi, l’assemblea, secondo Mauro Alboresi, deve riuscire a darne soluzione con sintesi pratica, di lavoro politico da svolgere quotidianamente in ogni parte del Paese, mettendo a propria base l’analisi di fase che stiamo attraversando. “Ad esempio, il dopo voto, amministrativo ed europeo – dice il segretario comunista – ha conseguenze rilevanti.

La rappresentanza nella Ue, nelle scelte politiche, economiche, sociali, restano in capo agli stessi che hanno determinato la situazione di grave crisi irrisolvibile perché al servizio del capitale e del liberismo spezzo rappresentato dagli Usa e dalla Nato.

Solo che questi stessi rappresentanti ora sono anche soggettivamente più deboli: vale per l’ala liberale/liberista/conservatrice, così come per l’ala socialdemocratica/pseudo centrosinistra (dove è anche il PD, nda).

Purtroppo a tale debolezza ha corrisposto anche un arretramento delle forze comuniste e della sinistra di classe. La gravità di tutto ciò, ha come ricaduta nel nostro Paese, ad esempio, – continua Alboresi – nella continuazione dell’attacco ai lavoratori da parte del padronato e delle forze di governo, così come nell’assalto ulteriore alla prima parte della Carta Costituzionale.

Ciò perché, la ripercussione elettorale sul governo ha cambiato i rapporti di forza di una alleanza già deleteria. Ora è la Lega che detta legge. Ora è l’astensionismo che continua ad essere vincente nel confronto elettorale. Questo è restringimento della democrazia, per questo ci si permette da parte della destra, di accelerare nel disegno di tagliare ulteriori spazi alla presenza di rappresentanze alternative al sistema capitalistico”.

Poi, Mauro Alboresi continua: “due i compiti essenziali che abbiamo come comunisti: da un lato la critica frontale al governo per sfruttare le contraddizioni proprio interne al governo, come sull’Europa, come sulla flat tax, come sul decreto sicurezza bis, sull’immigrazione.

Dall’altro essere presenti, assumere iniziativa politica quotidiana per parlare ai cittadini della nostra proposta che è contro l’erigere muri contro l’immigrazione, che vuole invece governare i processi, che raggiungere integrazione a partire dal realizzare diritti di tutti i lavoratori, siano essi immigrati che nativi.

Non sappiamo – aggiunge il segretario – se intanto che noi ripartiamo con una scossa e con una proposta che poi avanzerò, la fase ci condurrà ad un appuntamento elettorale anticipato. Ma dobbiamo sapere che il sommovimento che c’è stato, e quanto c’è in campo a livello di contenuti e di contraddizioni, fanno in modo che a noi spetta, e dobbiamo raccogliere come sfida, l’azione politica di risolvere le scomposizioni che ci sono in atto e che potrebbero continuare sia nell’area delle forze ora al governo che quelle presuntivamente all’opposizione.

Noi abbiamo un bagaglio di proposte, un progetto che già risponde alternativamente a chi in modo soggettivo o improprio cerca di dare la stessa risposta subalterna alla crisi Ue, al dilagare delle scelte politiche ed economiche imposte dalla Nato. Noi proponiamo l’idea di Europa dal Portogallo agli Urali.

Noi proponiamo l’azione attiva dell’internazionalismo comunista. Noi che siamo contro il Governo Conte ci spendiamo per creare rapporti sociali e politici unitari partendo dal dettato costituzionale. Il nostro più stato meno mercato, trova ormai molte adesioni che vanno oltre il campo comunista e perfino oltre la sinistra di classe.

Cercare l’unità con altri soggetti comunisti e della sinistra dimostriamo nei fatti che è fasulla l’accusa di taluni che vorrebbero dipingerci come settari. Il settarismo non è una nostra scelta né un tratto culturale nostro.

Anzi è vero il contrario che forte è la nostra propensione a vivere l’attuale stato del partito che è fatto di moti militanti ma non ancora di massa, ad avere proprio questa impostazione come scelta, come aspirazione da raggiungere in tempo dato.

Per questo – aggiunge Alboresi – l’altra questione fondamentale quella del lavoro, come abbiamo detto valutando la proposta del cosiddetto decreto dignità, è altro banco di prova unitario possibile. Infatti mentre il governo non ha voluto recepire nulla della nostra proposta e quindi non ha migliorato nulla del decreto iniziale, le forze comuniste e della sinistra di classe hanno l’opportunità di svolgere un maggior protagonismo nel campo del welfare e delle lotte e dei movimenti in corso.

La nostra volontà di adeguamento dell’organizzazione agli obbiettivi che il congresso ci ha messo a disposizione passa anche, e soprattutto, proprio nella caratterizzazione del Partito. Come forza inclusiva, proprio come modo di esistenza del Pci. A cominciare dai luoghi di lavoro e di studio, oltre che territoriali.

La proposta di un appello alle forze che per cultura politica affine ai comunisti e alla sinistra di classe, un appello capace già di mostrare la propria forza unitaria nel momento in cui viene diramato e sottoscritto da soggetti, intellettuali, è una delle risposte che stiamo mettendo in campo.

Lavoriamo e siamo fiduciosi affinché la sinistra ampia aderisca ed utilizzi questa iniziativa come strumento che contrapponga alla deriva di destra e alla non alternatività della risposta del PD, come modo per attivare un nuovo protagonismo delle forze del lavoro e dei diritti”.

Quindi, passando alle questioni proprie delle risposte organizzative da risolvere, il segretario comunista, nel merito, ha esposto alcuni temi di riflessione e proposta: ”Dobbiamo fare i conti con alcuni nostri limiti. Come quelli del funzionamento di alcuni dipartimenti. Sia perché forse è meglio strutturarli in modo meno decentrati, sia per le modalità di funzionamento stesso.

L’insufficienza della gestione di alcuni argomenti. L’insufficienza della territorialità, il rapporto centro territori. L’insufficienza della presenza. Dobbiamo adottare la politica degli obbiettivi da perseguire. Non stiamo qui per costruire un partito di quadri, chi ha compreso questo ha errato.

Noi stiamo costruendo un partito che ha l’ambizione di perseguire, certo col tempo moderno degli strumenti da mettere in campo, un partito comunista di massa. Per questo la nostra volontà unitaria è forte. Perché anche quando assumiamo le politiche delle alleanze, non lo facciamo col pensiero che il momento elettorale sia un fine, ma un mezzo.

Per questo assumiamo su di noi la cultura politica che era già del Pci storico, che pure in presenza di una forza importante (come fu il PCI con oltre il 30% dei consensi, nda) non rinunceremmo ad una proposta unitaria alle forze culturali affini, perché non pensiamo di essere depositari di tutte le verità.

Infine – chiude Alboresi – sottopongo alla vostra attenzione la necessità di risolvere le questioni di rapporto funzionamento tra dipartimenti, regionali e federazioni; così come valuto necessaria la costituzione di un ufficio elettorale per gli adempimenti politici e regolamentari che nel percorso della nostra presenza ed iniziativa politica sicuramente incontreremo nel tempo.”.

A pochi minuti dalla conclusione della relazione di Mauro Alboresi, sommerso da applausi non di rito ma di adesione convinta, la presidenza annuncia che i lavori proseguiranno subito dopo il pranzo e che le richieste di intervento già erano decine e decine. A Bolsena i comunisti discutono e scelgono. Preparando risposte utili per il Partito Comunista Italiano, ma anche e soprattutto per la sinistra più ampia per tutti i comunisti, in ragione della proposta sintetica: unità nella diversità”.

Maurizio Aversa

14 luglio, 2019

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