sabato , maggio 25 2019
Home / Politica / Algeria: presidente Bouteflika promette di non ricandidarsi, proteste continuano

Algeria: presidente Bouteflika promette di non ricandidarsi, proteste continuano

Il corrispondente Sputnik ha parlato con Abdelkader Kacher, insegnante di diritto costituzionale all’Università di Tizi Ouzou e Yahia Zoubir, insegnante di relazioni internazionali presso la Kedge Business School di Marsiglia, sulla legittimità della decisione presidenziale e sull’eventuale ulteriore sviluppo degli eventi in Algeria.

“La Costituzione non prevede tale opzione. L’articolo 110 suggerisce la possibilità di estendere il mandato presidenziale solo in caso di minaccia di guerra. Se ci fosse l’intenzione di ampliare la possibilità di rinviare le elezioni, ciò sarebbe stato fatto, come accadde nel 1996, al fine di evitare un vuoto costituzionale sorto dopo la crisi del 1992. Inoltre, in conformità con il decreto presidenziale adottato nel gennaio 2019, viene convocato un corpo elettorale e si svolgono le elezioni. E ora, due giorni prima della decisione del Consiglio costituzionale, viene presa la decisione di estendere di fatto il mandato, contrariamente all’opinione del popolo in prima linea contro il potere”.

Secondo Abdelkader Kasher, la “manovra” presidenziale consente alle autorità di aggirare l’impossibilità di modificare la Costituzione, mentre il mandato presidenziale sta già scadendo. “Il tempo non è favorevole alla revisione della Costituzione: che venga adottata in parlamento o sulla base di un referendum”.

“I rappresentanti del potere costituente, parlamentare o popolare, non sono stati informati del rinvio delle elezioni e non hanno espresso la loro opinione su questo tema. La posposizione delle elezioni è in ogni caso un atto anticostituzionale; anche se ho sentito dei tentativi di modificare il decreto presidenziale sulla convocazione di un corpo elettorale, questo non è stato reso pubblico. Non c’è dubbio che il sistema si sta sviluppando al di fuori della Costituzione, che, di fatto, è stata congelata”.

Dunque l’Algeria intende “provare” la pratica giudiziaria della Repubblica Democratica del Congo. Nel 2016, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, dopo la scadenza di due mandati presidenziali, ha dovuto dimettersi o riformare le istituzioni di governo. Cambiare la Costituzione sembrava quindi un affare rischioso (come esemplificato dalla sfortunata esperienza del Presidente del Burkina Faso Blaise Compaoré). Pertanto, nel gennaio 2015, Kabila ha cercato di far passare una legge, secondo la quale le elezioni presidenziali dovrebbero precedere il censimento generale della popolazione, e questo processo potrebbe trascinarsi per anni. Sotto la pressione delle proteste popolari, Kabila è stato costretto ad abbandonare questa idea e ad avviare negoziati con l’opposizione sotto gli auspici della Chiesa cattolica. In base all’accordo raggiunto, Kabila ha ricevuto un ritardo di dodici mesi, che poi ha di fatto esteso di un altro anno. Di conseguenza, il presidente ha ceduto il potere, presumibilmente, nelle trattative con il meno inconciliabile dei suoi avversari, Étienne Tshisekedi, il noto avversario di Sistema, come si dice in Algeria.

Inoltre l’idea di una costituzione temporanea in Algeria non è una novità. È sufficiente ricordare il primo discorso di Bouteflika al popolo il 4 marzo:

“Se il popolo algerino continua a fidarsi di me (…), davanti a Dio e davanti al popolo algerino, prometto solennemente di adempiere ai seguenti obblighi: la convocazione di una conferenza nazionale inclusiva subito dopo le elezioni presidenziali (…), l’elaborazione e l’adozione sulla base di un referendum popolare di una nuova Costituzione (…), l’organizzazione delle elezioni presidenziali anticipate, in cui non mi candiderò”.

Yahia Zoubir, docente di relazioni internazionali presso la Kedge Business School di Marsiglia:

“La logica del processo di transizione, come lo vede il presidente stesso, è spiegata come segue. Da un lato, è difficile trovare un successore che soddisfi tutti nel sistema [del governo]. D’altra parte, è impossibile sottovalutare la realtà di natura psicologica,  l’intenzione risoluta di Bouteflika di morire mentre è al potere, proprio come Houari Boumediene. I sostenitori di Bouteflika non hanno escluso la possibilità di una protesta popolare. Ma pensavano che ciò avrebbe portato a violenze, il che avrebbe giustificato l’uso dell’esercito e la dichiarazione di uno stato di emergenza. Gli eventi hanno iniziato a evolversi in modo diverso per due ragioni: la natura pacifica delle manifestazioni e la determinazione di così tanti ufficiali a non salvare il regime se si indebolirà una volta per tutte e le manifestazioni continueranno”.

Leggi Anche

Elezioni e mercati, i timori degli investitori per gli scenari post-voto

I prossimi sei mesi saranno cruciali per i futuri equilibri dell’Unione europea. Non solo si …