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Blockchain e smart contract ora hanno valore giuridico. Convertito in legge con nuove modifiche il Decreto Semplificazioni

Sono alla fine rientrate dalla finestra le norme che riconoscono giuridicamente la tecnologia blockchain. La Legge 11 febbraio 2019 n.12, entrata in vigore lo scorso 13 febbraio, ha infatti convertito con modifiche il cosiddetto Decreto Semplificazioni varato dal governo lo scorso dicembre e che in quella versione di testo non conteneva più le norme chiave per lo sviluppo del settore, che in una versione precedente erano invece state previste (si veda altro articolo di BeBeez).

Da un lato, infatti, nella bozza di decreto era stato previsto che le certificazioni condotte con tecnologia blockchain potessero avere validità giuridica e dall’altro era stato stabilito che il governo avrebbe lanciato un Fondo nazionale per il venture capital che sarebbe stato gestito da Invitalia Venture sgr, con la società di gestione che sarebbe passata sotto il controllo di Cdp (si veda altro articolo di BeBeez). Entrambi gli articoli, però, erano stati stralciati. Il tema di Invitalia era poi stato ripreso in sede di Legge di Bilancio 2019, mentre la definizione di tecnologie basate su registri distribuiti e di smart contract e soprattutto la loro validità giuridica sono stati ripescati in sede di conversione del Decreto e ora sono legge.

In particolare l’art. 8-ter della legge al primo comma definisce come tecnologie  basate  su  registri distribuiti quelle tecnologie e quei protocolli informatici  “che  usano  un registro    condiviso,   distribuito,  replicabile,  accessibile simultaneamente,   architetturalmente   decentralizzato  su  basi crittografiche, tali da consentire la  registrazione,  la  convalida, l’aggiornamento  e  l’archiviazione  di  dati  sia  in chiaro che ulteriormente protetti  da  crittografia  verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

Il secondo comma definisce  come smart contract “un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la  cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart  contract  soddisfano il requisito della  forma  scritta  previa  identificazione  informatica delle parti interessate, attraverso un processo  avente  i  requisiti fissati  dall’Agenzia  per  l’Italia  digitale  con  linee  guida  da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della legge di conversione del presente decreto”.

Il terzo comma stabilisce poi che “la memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su  registri  distribuiti  produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’articolo 41 del regolamento (UE) n. 910/2014  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio, del 23 luglio 2014″. Questo Regolamento Ue è il cosiddetto Regolamento “eIDAS” o “electronic IDentification Authentication and Signature, che stabilisce le condizioni per il riconoscimento reciproco in ambito di identificazione elettronica e le regole comuni per le firme elettroniche, l’autenticazione web e i relativi servizi fiduciari per le transazioni elettroniche. In sostanza, dice ora la legge, la certificazione tramite blockchain ha un valore giuridico alla stessa stregua di quello assegnato ai “dati che in forma elettronica che collegano altri dati in forma elettronica a una particolare ora e data, così da provare che questi ultimi esistevano in quel momento” (questa è la definizione che il Regolamento assegna al concetto di “validazione temporale elettronica”).

Di fatto questo comma rappresenta la base per far sì che qualunque controparte di una blockchain aperta possa giuridicamente far valere nei confronti di terzi quanto certificato dalla blockchain, senza quindi che sia necessario preventivamente firmare un contratto privato con gli altri aderenti alla blockchain, come avviene nel caso delle blockchain private (per esempio quelle create dalle grandi banche internazionali, si veda altro articolo di BeBeez).

Infine il quarto comma dell’art.8-ter della legge stabilisce che entro 90 giorni dalla data di entrata  in  vigore  della legge 11,  l’Agenzia per l’Italia digitale individui gli standard tecnici che le tecnologie  basate su registri distribuiti debbono possedere perché possano essere riconosciute giuridicamente.

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