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Certosa di Trisulti, presunte irregolarità nell’assegnazione da parte del Mibact: salta la ‘scuola di sovranismo’ di Steve Bannon?

La bomba è scoppiata. La scuola di sovranismo che dovrebbe nascere alla Certosa di Trisulti per volontà del Dignitatis Humanae Institute di Steve Bannon è diventata un caso nazionale.

Non solo per le intenzioni politiche apertamente manifestate dall’ex stratega di Donald Trump, secondo cui l’abbazia di Collepardo dovrebbe trasformarsi in una sorta di incubatrice in cui far crescere i leader populisti e sovranisti che dovranno guidare la nuova Europa, quanto per una serie di presunte irregolarità sull’assegnazione del monastero all’associazione che potrebbero rimettere in discussione l’intero progetto.

La questione, tra l’altro, sta creando non poco imbarazzo al ministero dei Beni Culturali che a febbraio 2018 ha dato in concessione per 19 anni l’abbazia medievale al DHI, think tank promosso e finanziato da Bannon e diretto dal suo braccio destro Benjamin Harnwell.

 

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Facciamo un riassunto: nell’ottobre del 2016 il ministero dei Beni Culturali guidato dall’ex ministro Dario Franceschini (a Palazzo Chigi all’epoca c’era Matteo Renzi che due mesi dopo avrebbe lasciato la premiership in mano a Paolo Gentiloni in virtù della sconfitta al referendum costituzionale) lanciò un bando per l’affidamento della Certosa di Trisulti di Collepardo (provincia di Frosinone), monastero millenario nonché monumento nazionale, a enti senza scopo di lucro in possesso di determinati requisiti. La gara fu vinta dal Dignitatis Humanae Institute, che si aggiudicò il bene grazie a un’offerta pari a 100mila euro l’anno – a fronte di una base di partenza di poco più di 14mila euro -, a determinati requisiti giuridici, amministrativi e finanziari che il think tank ha dichiarato di avere e a obiettivi di carattere religioso (nelle carte non si parla di nessun fine politico) che ha indicato nei documenti di partecipazione.

Il problema è che potrebbe non essere vero nulla.

I requisiti amministrativi

Uno dei criteri fondamentali per ricevere in concessione la Certosa era che i soggetti partecipanti al bando avessero già gestito per almeno 5 anni un ente museale. Nel curriculum vitae presente nella documentazione inviata al ministero – che Business Insider ha visionato – la DHI ha sostenuto di aver aperto, gestito e valorizzato, dal 1°novembre 2015, il museo monastico di San Nicola nella Ciociaria, sempre a Collepardo, “in collaborazione con l’abbazia Cistercense di Casamari (FR) di cui il Dhi si occupa tutt’oggi”.

Il ‘curriculum’ di Dhi, in cui si afferma di aver gestito il Museo Monastico di San Nicola.

Tutto ok, dunque? No, perché come ha spiegato a questo giornale lo scorso 29 marzo Daniela Bianchi, portavoce della Rete delle Comunità Solidali che da mesi protesta contro l’iniziativa sovranista di Bannon e Harnwell, “se però si va a controllare si scopre che questo museo è chiuso, è un rudere e non c’è mai stata alcuna gestione”. La notizia è stata poi confermata anche dalle immagini mandate in onda da Report il 29 aprile che hanno mostrato l’assoluta inattività della struttura.

Il ‘museo’ monastico di San Nicola nella Ciociaria, a Collepardo in realtà è un rudere, la cui navata è una stalla per asini. Report/Rai

Chiedendo delucidazioni sulla situazione all’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo (che compare anche nell’organigramma della DHI, ndr.), i giornalisti della trasmissione di RaiTre si sono sentiti rispondere “Non lo so, non c’è niente là”. Il problema è che quel “niente” implicherebbe il venir meno di uno dei requisiti richiesti.

I requisiti giuridici

Non è però l’unico problema emerso nel corso delle ultime settimane. Il soggetto giuridico che ha ricevuto in concessione la Certosa di Trisulti è formalmente una associazione culturale costituita nel dicembre 2016. Report ha però rivelato che la DHI avrebbe acquisito la personalità giuridica solo nel giugno del 2017, sei mesi dopo rispetto alla data dichiarata, ma soprattutto mesi dopo la scadenza dei termini della gara. Dunque non avrebbe nemmeno dovuto (né potuto) partecipare al bando per l’assegnazione del monumento.

I requisiti finanziari

La Certosa di Trisulti è un monumento nazionale, ma è soprattutto un monastero del 1204 immerso nel verde e circondato da mura antiche. Al suo interno sorgono una Chiesa, un refettorio, una farmacia, due chiostri, una biblioteca che ospita oltre 36mila volumi. È, insomma, una struttura enorme che necessita di importanti opere di manutenzione e ristrutturazione per evitare il definitivo decadimento cui sembrava condannata a causa della gestione statale. Un decadimento riconosciuto dalla stessa DHI che nella proposta presentata al ministero quantifica in 1,9 milioni le spese di intervento necessarie per restaurare l’abbazia, pari a 100mila euro l’anno.

Il piano economico-finanziario presentato da DHI. Dalla documentazione sul bando pubblicata online dal Mibact.

A questa cifra si aggiungono poi anche le spese di gestione (marketing, rivendita prodotti, canone d’affitto, foresteria, assicurazione) pari a 303mila euro l’anno. L’intero ammontare, secondo il piano economico-finanziario presentato dalla DHI, potrà essere coperto (a regime) grazie ai ricavi derivanti dalla messa in funzione della struttura, ma è chiaro che per occuparsi di un monumento del genere c’è bisogno di un ente che presenti una solidità finanziaria certificata.

Nell’ambito del bando infatti, il Mibact ha chiesto delle garanzie, cui il think tank guidato da Benjamin Harnwell ha risposto con una lettera di garanzia finanziaria firmata dalla direzione della filiale di Gibilterra della banca danese Jyske.

La lettera di garanzia finanziaria dell’Istituto bancario danese Jyske, filiale di Gibilterra.

Peccato che lo stesso istituto, interpellato da Repubblica, abbia sostenuto che il documento “non è genuino” e che “la lettera e il suo contenuto sono, dunque, fraudolenti”. Dichiarazioni che, se confermate, farebbero decadere anche il requisito finanziario – il più importante – previsto dalla procedura di assegnazione.

Sull’intera questione ha acceso un faro la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio (e secondo le indiscrezioni si starebbe muovendo anche la magistratura ordinaria) allo scopo di accertare se per lo Stato ci sia un danno non solo erariale, ma anche d’immagine. Già perché ciò che tutti in questo momento si stanno chiedendo è: “Come ha fatto il Mibact a non accorgersi di tutte queste – per il momento presunte – incongruenze?”

Dal ministero, il sottosegretario Gianluca Vacca (M5S) risponde indirettamente alla domanda, spiegando che “la concessione è datata 14 febbraio 2018, dunque tutta la procedura di affidamento è stata avviata, seguita e finalizzata sotto il precedente governo. Quando siamo arrivati noi, a giugno 2018, i giochi erano già fatti”.

Gli accertamenti del ministero

Dopo un’interpellanza del deputato Nicola Fratoianni (La Sinistra) e un question time incandescente del ministro Alberto Bonisoli, il ministero dei Beni Culturali ha deciso di avviare un’ispezione sul rispetto delle clausole del contratto di concessione e sull’intera procedura di affidamento. La parola passa adesso all’Avvocatura dello Stato, che ha ricevuto i rapporti finali e che dovrebbe esprimersi entro la fine di maggio.

In base al responso sulle presunte irregolarità emerse, il Mibact deciderà se revocare oppure no la concessione della Certosa di Trisulti al Dignitatis Humanae Institute. Ciò che è certo è che – almeno per il momento – la nascita dell’ormai famosa scuola di sovranismo ciociara non può più essere data per scontata, a prescindere dalle intenzioni di Steve Bannon e dei suoi collaboratori.

Sulle polemiche in corso e sulle notizie delle ultime settimane Business Insider ha chiesto un commento a Benjamin Harnwell, fondatore, direttore, rappresentante legale e presidente del Board of Trustees del DHI, senza però ottenere risposta.

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