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Democrazia diretta, il ministro ha battuto mezzo colpo

Vicenza – Durante la Repubblica Sociale c’era un “partito dei direttori” di giornale. Quando, nel giugno 1944, Concetto Pettinato scrisse sulle colonne de “La Stampa” il famoso articolo «Se ci sei, batti un colpo», che intendeva dare la sveglia al partito e allo stesso sonnacchioso Mussolini di fronte allo sgretolamento del fascismo in quel momento tragico (occupazione di Roma, aumento dell’attività partigiana, sbarco in Normandia, sfondamento sovietico a est), il risultato fu la sospensione di Pettinato per circa un mese.

Chissà come si comporteranno (a tempo debito) gli elettori nei confronti di Riccardo Fraccaro, ministro a “mezzo servizio”. Infatti, è ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Egli, nei giorni scorsi, da diramato una newsletter nella quale è contenuta una notizia e un invito.

La notizia alla quale i principali mezzi di comunicazione non hanno dato alcuna evidenza è la proposta di legge costituzionale sul referendum propositivo che introduce un’iniziativa legislativa popolare. La proposta di legge costituzionale modifica l’articolo 71 della Costituzione introducendo nuovi commi, dopo il secondo comma. In particolare, si prevede che l’iniziativa legislativa popolare, qualora supportata da almeno cinquecentomila elettori, debba necessariamente essere esaminata dalle Camere e approvata entro diciotto mesi.

Niccolò di Bernardo dei Machiavelli sosteneva che per capire le cose si dovevano osservare i fatti, ed i fatti ce li espone una delle varie associazioni (Vogliamo Un’altra Italia!) che da anni si occupano di democrazia diretta:

«Il Disegno di Legge per cui menano vanto i 5 Stelle e che porterà in Costituzione una ‘fetta’ di Democrazia Diretta è innaturalmente striminzito: manca del coraggio di affidare il potere ultimo proprio a quei cittadini beffardamente tacciati di essere ‘sovrani’, piuttosto che alle Istituzioni che dovrebbero servirli. Una volta che si sia scelta la strada di superare l’artificiosa pastoia del potere esercitato “…nelle forme e nei limiti della Costituzione”, per cui il Totem della Costituzione viene crudamente anteposto alla Democrazia richiesta direttamente dalla base, si sarebbe dovuto adottare integralmente una corretta ed effettiva ‘graduatoria del potere’, indirizzata alla devoluzione del potere ai suoi detentori ufficiali. Invece, nella legge di riforma così com’è attualmente all’esame del Senato, qualsiasi Disegno di Legge proposto dai cittadini:

Deve rigorosamente rispettare quella rispettabile Costituzione scritta da rispettabili persone, già passate a miglior vita, ma ancora autorizzate ad esercitare il loro potere sulle generazioni oggi viventi;
Non deve trattare argomenti che siano “ad iniziativa riservata” […] cioè esiste qualcuno che (forse ‘per grazia di Dio’) detiene una sua ‘riserva’ non contendibile dai cittadini-sovrani che, quindi, sono meno sovrani di quell’innominato ‘qualcuno’;
Non deve, ovviamente, interferire con quelle istituzioni internazionali cui siamo stati associati/asserviti senza che a noi cittadini sia mai stato chiesto alcun parere (grazie al ‘famigerato’ articolo 75 della vigente Costituzione);
Non modifica per nulla proprio quell’articolo 75 di cui sopra, posto lì nel periodo ante guerra fredda ad incapsulare un popolo trattato da insipiente schiavo della oligarchia partitocratica, e messo a disposizione di chi avesse vinto la sfida mortale delle prime elezioni della prima Repubblica. Ad essere onesti, però, nell’attuale versione della legge di riforma c’è anche un elemento, uno solo, piccolo, piccolo ma positivo se sarà rispettato nella legge applicativa: è evocato l’obbligo di inserire nella legge attuativa l’adozione di provvedimenti tali da “…assicurare eguale conoscibilità della proposta di iniziativa popolare e di quella approvata dalle Camere” nel caso in cui si debba scegliere tra una proposta popolare e la norma alternativa approvata dal Parlamento.

Come avrebbe potuto/dovuto essere (tralasciando al momento la sordità delle Istituzioni a fronte delle petizioni). Se la questione fosse stata affrontata con lo spirito giusto, si sarebbe potuto/dovuto delimitare esclusivamente il campo dei diritti non disponibili e non contendibili nemmeno dalla volontà popolare. Il resto, tutto il resto, avrebbe potuto essere dichiarato come legittimo campo di intervento del popolo-sovrano e delle sue iniziative di proposizione di attività legislativa a votazione popolare.

Avrebbero potuto/dovuto essere previsti una serie di referendum (aventi sempre valore deliberativo, per imporre in positivo la volontà popolare ai parlamentari, ‘delegati’ sempre in regime di ‘silenzio-assenso’), sia referendum abrogativi di norme vigenti, sia referendum d’iniziativa e/o di rettifica (con possibilità per il Parlamento di proporre soluzioni alternative), sia referendum obbligatori di conferma di scelte:

Che riguardino interessi personali dei membri del corpo legislativo/deliberativo. Come, ad esempio, le leggi elettorali e le norme che definiscono i compensi/emolumenti versati ai parlamentari. È stata proprio la mancanza di quest’ultimo tipo di referendum a lasciare campo libero alla consacrazione di tutti i privilegi che la casta ha potuto accaparrarsi, non essendo sottoposta ad alcun controllo popolare su materie vitali che la riguardano!
Che limitino la libertà e l’indipendenza della nostra comunità nazionale (trattati internazionali che limitino la sovranità politica nazionale). Per la validità dei Referendum non deve essere imposto il raggiungimento di alcun quorum perché chi non partecipa dichiara nei fatti di accettare le scelte altrui ed è assurdo attribuire un potere politico ostruttivo a chi decida di non partecipare».

L’invito: «come Ministro per la Democrazia Diretta» scrive ancora Riccardo Fraccaro «sono impegnato a rafforzare gli istituti che permettono un’effettiva partecipazione dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo ritengo fondamentale il rapporto con le associazioni, i comitati e i cittadini che intendono diffondere e sviluppare gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Occorre valorizzare concretamente il vostro contributo alle iniziative che verranno adottate per promuovere una maggiore sensibilità delle amministrazioni alle istanze dei cittadini.»

Ed ecco che prontamente, e per “valorizzare concretamente”, alcune associazioni che da decenni promuovono la democrazia diretta hanno inviato il loro contributo. Qui esponiamo anche quella a firma di Giancarlo Pagliarini, segretario dell’Unione Federalista, già ministro (10 maggio 1994 – 17 gennaio 1995) del bilancio e della programmazione economica, il quale tra l’altro scrive:

«L’orientamento ostile all’esercizio diretto della sovranità popolare si riscontra infine nell’art. 38 della legge ove si ordina che, qualora l’esito di un referendum risulti contrario all’abrogazione di una legge, non possa proporsi una nuova prova referendaria sulla legge stessa “prima che siano trascorsi cinque anni”. Si pensi all’eventualità di una legge che si sia salvata per il rotto della cuffia (è un po’ il caso del finanziamento pubblico dei partiti): perché sottrarla al reiterato giudizio popolare, “ibernandola” per cinque anni?

La conclusione è che (come ho sostenuto in un’intervista televisiva) la legge del 1970 è contraria allo spirito della Costituzione, e c’è ben altro da fare, nei suoi riguardi, che accorciare la sospensiva dell’art. 34. Nel congegnarla i parlamentari hanno (abusivamente) privilegiato il momento (e l’interesse) della loro legittimazione a governare: si sono sentiti e si sentono sempre come i veri ed unici sovrani.

Perciò è necessario capovolgere l’ispirazione di quella legge: facendo sì che quando il referendum è stato correttamente introdotto, la sua attuazione goda del diritto di precedenza sulle prove elettorali: il semaforo rosso deve scattare per le elezioni politiche, non per il referendum. Certo, Bisogna riconoscere che l’ostilità verso l’esercizio della sovranità popolare viene da lontano. Nella mia Repubblica migliore ho individuato l’origine di tale scetticismo negli stessi ambienti della Costituzione, quando perfino Arturo Carlo Jemolo esortava un paese come questo, “privo di grande educazione politica” a rinunciare alle prove referendarie. Insomma, proprio mentre ci si vantava di rifondare la democrazia si proclamava la stupidità congenita del popolo.

E si approdava così al risultato finale di una gigantesca contraddizione. Perché mai il popolo sarebbe un povero incapace quando qualcuno cerca di fargli esprimere direttamente il suo giudizio su un problema di rilievo, e diventerebbe invece fonte di saggezza quando viene costretto a scegliere e a legittimare chi dovrà governarlo?

Naturalmente questo non limita il diritto del popolo sovrano a usare lo strumento del Recall, o destituzione dei rappresentanti eletti a qualsiasi livello delle istituzioni, in caso di indegnità, inefficienza, condanne penali o appartenenza a gruppi o associazione criminali.»

Ecco, ora il Ministro Fraccaro è stato informato, direttamente e a mezzo stampa, e se ingannando per l’ennesima volta gli italiani onesti, quelli che sono sempre andati a votare onestamente, quelli che lavorano onestamente, rispettano le leggi e pagano le tasse onestamente, procederà senza tenerne conto, l’attuale governo avrà realizzato pienamente ciò che Tomasi di Lampedusa fa dire a Tancredi ne “Il Gattopardo”: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»

Enzo Trentin

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