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Dibattiti TV infiammano le Elezioni spagnole

C’è clima da prove generali in Spagna in vista delle imminenti elezioni politiche di domenica 28 aprile: in due dibattiti televisivi di 90 minuti, andata e ritorno, si sono sfidati i leader dei maggiori partiti. Il primo dibattito andato in onda il 22 aprile su RTVE (la televisione pubblica spagnola), il secondo il giorno seguente su Atresmedia. I protagonisti sono stati Pablo Casado del Partito Popolare (CDX), l’attuale presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez del Partito Socialista (CSX), Albert Rivera di Ciudadanos (CX), e Pablo Iglesias di Unidos Podemos (SX); non invitato Santiago Abascal di Vox (DX), altro protagonista della campagna elettorale, ma che non ha attualmente nessun parlamentare.

I dibattiti, utili a chiarire le idee agli indecisi tra i cittadini spagnoli, permettono anche agli spettatori esterni di immergersi nelle questioni e temi caldi della discussione pubblica pre-elettorale. Se nel primo dibattito, anche se non privo di polemiche, c’è stato abbastanza spazio alle diverse posizioni degli sfidanti su vari temi, la discussione si è infiammata nel secondo, con un irrigidimento delle posizioni, accese dispute e la volontà di recuperare per chi all’andata è stato poco incisivo.

I temi in campo

Nel primo dibattito la prima parte è stata dedicata alla politica economica, fiscale e del lavoro, e poi alla politica sociale e pensioni. Rivera (Ciudadanos) denuncia lo stato di stagnazione del Paese, nel quale non si è vista una vera riforma negli ultimi 10 anni. C’è bisogno di una rivoluzione nell’economia, che parta dall’educazione e punti a creare posti di lavoro, con un’attenzione particolare ai lavoratori autonomi, perché è necessaria un’economia basata sul merito e le capacità. La visione economica della sinistra guarda al passato, con una tassazione che soffoca la classe media, che tassa invece di premiare lo sforzo e il merito. Gli stessi popolari (possibili partner di governo) sono complici di questa situazione e devono lasciarsi alle spalle il passato di corruzione guardando al futuro e a politiche più liberali. Il problema del calo delle nascite è una questione grave, e bisogna intervenire in sostegno alle famiglie per il futuro del Paese.

Casado (Popolari) propone una rivoluzione fiscale per tagliare le tasse e creare lavoro, solo così si possono assicurare servizi pubblici di qualità. Rivendica inoltre i meriti del passato governo popolare per l’aumento dell’occupazione. Attacca la politica fiscale proposta dai socialisti, che definisce comunista, ricordando agli elettori come nel passato i dati macroeconomici siano sempre peggiorati durante governi socialisti. Sostiene invece un aumento delle pensioni e un sostegno alle madri lavoratrici.

Sanchez (Socialisti) risponde alle accuse di Casado, denunciando la grave e capillare situazione di corruzione all’interno del partito popolare, che essendo stato al governo fino a pochi mesi fa è stato un freno all’economia spagnola. Il tema della crescita economica non può essere scisso da quello della giustizia sociale: la disuguaglianza sociale è il primo problema del Paese. In pochi mesi di governo sono state approvate molte leggi che vanno in questa direzione, grazie all’appoggio di Podemos, aiutando concretamente le persone nel quotidiano, ma che si sono scontrate con l’ostruzionismo della destra. La giustizia sociale va di pari passo con la giustizia fiscale, invece la destra privilegia i ricchi nella tassazione. L’obiettivo è tutelare i diritti dei lavoratori, che sono stati svalutati sotto i governi popolari. Il rilancio dell’economia deve essere compatibile con la tutela dell’ambiente attraverso una crescita sostenibile. Infine l’importanza di sostenere l’uguaglianza di genere e il rischio che i progressi in tal senso vadano persi con l’avanzata dell’ultradestra.

L’intervento di Iglesias (Podemos) ha un continuo richiamo alla Costituzione spagnola e alla mancata applicazione dei suoi articoli. Sulla giustizia fiscale evidenzia come la giusta e progressiva tassazione non si sia ancora concretizzata: troppe tasse sul lavoro e a piccole imprese, e la necessità di abbassare l’IVA su beni primari. Proposte non comuniste, ma che servono a colmare il gap dal resto d’Europa. Per il rilancio dell’economia è necessario che le banche prestino soldi anche ai lavoratori e non solo a pochi privilegiati. Inoltre sono centrali i diritti dei lavoratori e la dignità del lavoro, perciò il salario minimo è misura fondamentale. Il diritto a una pensione minima e a una vita dignitosa anche nella vecchiaia deve essere garantito, con pensioni legate al caro vita. Infine polemizza su frasi a effetto degli avversari che profetizzano rivoluzioni nell’economia, sono necessari invece progetti concreti come la gratuità dell’università e finanziamenti alla sanità pubblica.

La questione catalanafonte: euronews

La seconda parte del dibattito si concentra su politica territoriale, su rigenerazione democratica e alleanze postelettorali. Casado parla di unità della Spagna a rischio a causa dei socialisti. In Catalogna bisogna applicare la Costituzione, e attacca Sanchez perché troppo morbido e propenso a indulti per gli indipendentisti. Dunque non starà mai con coloro che vogliono spaccare la Spagna: sinistra e indipendentisti. Il recente aumento dell’immigrazione deve essere regolato e legato alle opportunità di lavoro. Non accetta lezioni di onestà da parte di Sanchez, perché anche i socialisti hanno avuto problemi di corruzione.

Rivera denuncia il fatto che ci sia stato un tentativo di golpe, ma sembra che al presidente Sanchez non importi, anzi è andato al governo proprio grazie ai voti degli indipendentisti, ai quali potrebbe concedere degli indulti. La scelta è tra un governo costituzionalista, senza nazionalismi, oppure un voto per chi vuole liquidare la Spagna.

Sanchez esprime orgoglio per la diversità presente in Spagna, per l’unità nella diversità. L’indipendentismo è un problema di convivenza, che non si risolve con una separazione. Quindi sotto un suo governo non ci sarà nessuna indipendenza o referendum per essa. Nel rispetto dell’indipendenza della giustizia non ha mai parlato di indulti perché non ci sono state neanche condanne. Il problema della rigenerazione democratica è a causa della corruzione del partito popolare. Solo i socialisti possono essere cordone sanitario per l’avanzata dell’ultradestra, minaccia pericolosa già concretizzatasi in Andalusia.

Iglesias denuncia come il dibattito sulla questione sia scaduto nella mera polemica e lontano dai problemi concreti delle persone, legati alla richiesta di servizi pubblici di qualità. Se si parla di politica territoriale, si parli dell’isolamento delle zone rurali o dell’accesso ai servizi. E’ un dato di fatto che la Spagna è plurinazionale, e c’è bisogno di dialogo per la convivenza di tutte le sue anime. Allora il dialogo è l’unico mezzo per risolvere la questione catalana. Durante la campagna elettorale si è fatto uso improprio della Costituzione come arma politica. La situazione odierna è che nessuno può governare da solo, le uniche possibilità di governo sono o socialisti-podemos o popolari-ciudadanos-vox, chiede inoltre a Sanchez di negare la possibilità di un’alleanza con Ciudadanos, ma il socialista sorvola l’argomento.

L’ora delle strategie

Nel secondo dibattito vengono ripresentate pressappoco le stesse tematiche e opinioni, ma quello che è interessante è l’aggiustamento di strategia dei leader dopo il primo incontro. Abbiamo lasciato un Casado non troppo brillante, che ha avuto Sanchez come unico obiettivo polemico. Sembrava voler riproporre il vecchio schema popolari contro socialisti, richiamando alla memoria i meriti dei governi del proprio colore e i demeriti degli avversari. Ma è uno schema ormai del passato, frantumato nelle scorse elezioni con l’ingresso in campo di Podemos e Ciudadanos, e ancor più frammentato con l’avanzata di Vox. Rivera è sembrato invece più spigliato, con un chiara visione di futuro, e non ha esitato a tirare fendenti ai socialisti come ai popolari sui casi di corruzione. Ha dato l’idea di essere l’unico ad avere un’alternativa alla sinistra. Sanchez resiste dalla propria posizione di vantaggio e rivendica quel che ha fatto o tentato di fare col suo governo. Ha cercato di spiegare la sua idea di Spagna più sociale, ma non si sbilancia più di tanto su parecchi temi, si veda anche eventuale alleanza con Ciudadanos, potrebbe quindi non bastare per essere confermato. Iglesias si è presentato come difensore e attuatore della Costituzione, una radicalità dunque che ha l’aspetto di moderatezza. E’ sembrato che volesse più parlare alla gente a casa che con i suoi avversari, richiamandosi sempre ai problemi concreti e a ciò che potrebbe interessare veramente alle persone e evitando inutili polemiche.

Ultime speranze e uno spettro che avanzafonte: dagospia

Nel secondo dibattito la novità è senz’altro Casado, che decide di affilare le armi anche contro Rivera e tirando fuori un orgoglio popolare ferito dagli scandali di corruzione. Sono molti gli scontri polemici tra i due tanto da sembrare una vera e propria lotta per la leadership del centrodestra.

Rivera un po’ tiene botta un po’ subisce, segno che non sarà così facile tirarsi fuori da ruolo di junior partner che finora ha avuto nel rapporto coi popolari. Intanto continua ad attaccare Sanchez sui legami con gli indipendentisti, e cerca talmente in tutti i modi di recuperare interrompendo gli altri, che Iglesias si improvvisa moderatore e lo rimprovera.

Il leader di Podemos continua la linea di onestà e rispetto nei confronti degli elettori, ma forse si irrigidisce troppo, lasciando molto spazio su temi della sinistra a Sanchez, che ne parla largamente. Del litigio interno al centrodestra ne gode Sanchez che mette dei punti fermi, negando che sia mai sceso a patti con gli indipendentisti e la possibilità di un’alleanza con Ciudadanos. In questo modo blinda l’asse con Iglesias e riesce a presentarsi come l’unico voto utile per rinnovare il Paese e fermare l’avanzata dell’ultradestra.

Ultradestra, che se per assente, si fa sempre più sentire nel dibattito. Perché, oltre tutte le polemiche e le posizioni presentate, in un campo così frammentato lo scenario postelettorale più probabile è l’ingovernabilità, e Vox sarà la mina vagante e l’ago della bilancia di una crisi politica spagnola che dopo tre anni non sembra voler terminare.

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