lunedì , maggio 20 2019
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Ecco tutte le leggi che il parlamento deve approvare subito per fermare il cambiamento climatico

Via anche i 16 miliardi di euro che ogni anno l’Italia concede – tra sgravi e sussidi diretti – alle fonti fossili, non secondo quella pericolosa estremista di Greta ma secondo il Mattm che stila la lista delle attività altamente inquinanti finanziate con i soldi pubblici. Stop anche agli incentivi Cip6 che assimilano i termovalorizzatori ad impianti di produzione di energie rinnovabili (con buona pace dei deputati che in queste ore si stanno scagliando contro un sacrosanto emendamento presentato in Commissione); e finalmente via libera al decreto rinnovabili che, peraltro, darebbe stabilità ad un settore centrale della cosiddetta green economy di cui tutti, ma proprio tutti, hanno riempito i propri programmi elettorali. E poi approviamo rapidamente i decreti attuativi per l’end of waste, ovvero quel pacchetto normativo che finalmente definirebbe quando e come un rifiuto smette di essere tale e diventa materia prima seconda, cioè può rientrare nel ciclo produttivo diminuendo emissioni, consumo di materie prime, creando migliaia di nuovi posti di lavoro.

Oh! Visto che ci si appassiona molto, sul Tav (trattasi di un buco di 53 km in una montagna) segnalo che a questo Paese manca, ed è atteso dal 2001, un Piano Generale dei Trasporti e della Logistica che ci consentirebbe di fare magari come la Svizzera e spostare il 70% delle merci dalla strada al ferro. E, forse (sottolineo il forse), darebbe senso pure ad un buco in una montagna pronto nel 2035. Infine ci sarebbe da leggere ed approvare la legge sullo stop alla plastica a mare annunciata da mesi. Io, molto più umilmente, ne ho depositata una ad inizio Legislatura (in verità ne ho una depositata una per ognuno di questi temi, ma le straccerei volentieri per votare quelle di qualsiasi Governo se solo si impegnasse su questo fronte) che prevede l’impiego delle unità di pesca per il recupero dei rifiuti a mare: è lì, a disposizione, e possiamo firmarla ed approvarla tutti insieme.

Insomma per essere Greta bisogna avere coraggio, e riconoscere che sul clima “bisogna andare nel panico”, perché abbiamo davvero una finestra strettissima di tempo per cambiare. L’Italia può e deve fare la sua parte: dobbiamo tagliare le nostre emissioni di circa 13 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, produrre ogni anno 1,5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio con le energie rinnovabili, e spingere l’UE a ritrovare la sua leadership sul clima, portando ben oltre la soglia del 55% gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030.

Solo dopo aver approvato queste leggi, e solo allora, potremo guardare Greta negli occhi e chiederle di venire a parlare al Parlamento italiano.

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