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Elezioni in Abruzzo: Marsilio (centrodestra) al 48%, centrosinistra al 31%, crolla il M5s

È in Abruzzo il primo dei sei appuntamenti elettorali del 2019 per il rinnovo dei consigli regionali. E proprio per la sua collocazione temporale, a poco più di tre mesi dalle elezioni europee, l’esito delle urne potrebbe avere un peso non indifferente sugli equilibri del governo e, sopratutto, sui rapporti tra gli alleati. Il risultato che esce da questa prima tornata elettorale è netto. Il senatore romano di origini abruzzesi Marco Marsilio, sostenuto dal centrodestra, è infatti al 48%. Molto più indietro l’ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, sostenuto dal centrosinistra, che si ferma al 31,34%. Crolla il Movimento 5 Stelle che con il consigliere regionale uscente Sara Marcozzi non va oltre il 20,16%.

Il trionfo del centrodestra unito

Il ruolo e la presenza sul territorio che hanno avuto i principali leader politici, nel corso della campagna elettorale, ha fatto capire sin da subito l’importanza della sfida. Tanto che la maggior parte degli analisti politici vedono nelle elezioni regionali in Abruzzo una sorta di test nazionale. Il risultato sembra confermare il trend dei sondaggi che ogni circolano da mesi. Marsilio incassa il 48% delle preferenze trainato da un centrodestra unito che si dimostra, ancora una volta, vincente. La Lega, che raddoppia il risultato ottenuto alle politiche 2018 e si conferma prima partito d’Italia, porta a casa il 27,45% dei voti. Forza Italia si assesta sul 9,1%. Fratelli d’Italia, di cui Marsilio è senatore, ha avuto il 6,47 delle preferenze.

Il Pd si ferma all’11%

Il centrosinistra ha provato a contrapporsi al centrodestra schierando Legnini con l’appoggio di ben otto liste (Pd, Abruzzo in Comune, Centristi per l’Europa-Solidali e Popolari per Legnini, Progressisti con Legnini-Sinistra Abruzzo-Leu, Avanti AbruzzoItalia dei Valori, Abruzzo Insieme-Abruzzo Futuro, Legnini Presidente, +Abruzzo-Centro Democratico). Pur avendo abbracciato l’anima progressista, quella cattolica, di sinistra ma anche liberale e dei Radicali, non gli è riuscito di uscire dal pantano del 4 marzo è il principale degli obiettivi. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e vicepresidente del Csm si è, infatti, fermato al 31,34% con il Partito democratico che non è andato oltre l’11,15% delle preferenze.

Il tracollo dei Cinque Stelle

A uscirne con le ossa rotte dal voto in Abruzzo, però, è il Movimento 5 Stelle che, come al solito, viaggia da solo. A correre per i grillini c’è la Marcozzi, 41enne consigliere regionale uscente, già candidata alle elezioni regionali nel 2014. Il vicepremier Luigi Di Maio ha chiuso la campagna elettorale lanciando un attacco alla sinistra definita “peggiore di Berlusconi e più ipocrita”. Ma il risultato è un vero e proprio crollo. È, infatti, riuscito a stento ad arrivare al 20% perdendo così quasi venti punti percentuali dalle elezioni politiche dello scorso marzo. Neanche un anno fa, i grillini avevano conquistato proprio l’Abruzzo con il 39,8% e 303.006 voti. Uno scivolo pazzesco anche rispetto al 21,4% ottenuto cinque anni fa.

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