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Fiorisce il grande business per un posto da navigator

Quanto vale il sogno di un lavoro? Tanto, a giudicare dal business che si è sviluppato intorno al concorsone per i navigator al via oggi alla Fiera di Roma. C’è chi ha speso fino a 1.500 euro. Può sembrare paradossale che un’offerta di impiego così specifica, sulla carta, e per di più a tempo determinato, sia riuscita ad attirare un numero così alto di potenziali concorrenti (ben 79mila).

Il punto è che l’Anpal, l’agenzia del ministero del Lavoro a guida 5 Stelle che gestirà la selezione, ha individuato requisiti molto ampi: una nutrita serie di lauree, da Economia a Pedagogia. E ancora: l’esperienza non solo non è richiesta, ma è sconsigliata, perché a parità di merito, passa il più giovane. E infine i posti a disposizione sono stati suddivisi su base provinciale, lasciando pensare agli aspiranti navigator che non si renderà necessario nemmeno lasciare la propria città, o perlomeno la provincia.

La fretta con cui è stata gestita la selezione, la vaghezza dei criteri e dei temi dei 100 quiz e l’abbondante partecipazione intanto hanno generato gli appetiti di una collaudata macchina che vive a ricasco dei concorsi pubblici sebbene da un punto di vista legale e organizzativo, la prova per i navigator, bandita dall’Anpal che è una società per azioni, sebbene al 100 per cento pubblica, sia ben diversa da un vero e proprio concorso.

Buona parte dei cento quiz sono piuttosto vaghi: prove attitudinali, cultura generale, logica, informatica. Poi c’è una sezione sul reddito di cittadinanza, alcune altre sulle politiche del lavoro e lo scoglio economia aziendale. Con un programma così vasto, e generico, società di formazione serie e altre più improvvisate si sono lanciate sulla torta della speranza.

Fioccano i corsi on line con costi abbastanza contenuti, dai 100 ai 150 euro. Sono stati dati frettolosamente alle stampe anche manuali appositi, sebbene rimanga il dubbio di come si possa condensare un simile vasto campo del sapere in un solo volume. Eppure c’è chi ha sborsato la bellezza di cinquanta euro per aggrapparsi alla solidità della carta stampata.

E per chi invece ha voluto investire sul serio, sono nati anche una miriade di corsi di formazione. Il costo è decisamente più elevato, da 250 a 500 euro. Una mazzata per molti giovani speranzosi ma anche disoccupati più cresciuti che hanno voluto tentare la sorte spinti dal miraggio di uno stipendio che, con i rimborsi spese, potrà arrivare ai duemila euro al mese.

In zona Fiera di Roma, lungo la strada per Fiumicino, c’è chi lucra anche sull’alloggio. Nonostante la struttura sia ben lontana dal centro di Roma, i prezzi per una stanza sono lievitati a 200 euro a notte.

C’è già un ampio plotone di delusi: 25mila candidati scartati per il voto di laurea troppo basso. Ed è nato il business intorno a chi non si rassegna. Avvocati che offrono ricorsi individuali o collettivi a prezzi tra i 500 e i 1.500 euro. E qualcuno ha già sbattuto contro il muro del Tar. «Alcuni colleghi si sono rivolti ai tribunali amministrativi che si sono dichiarati non competenti perché la società è una Spa – dice l’avvocato Francesco Leone, noto specialista di Palermo – noi abbiamo scelto di rivolgerci al tribunale ordinario. È stato tutto organizzato con una gran fretta: a me una prova preselettiva basata solo sui titoli di studio non è mai capitata».

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