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Fisco, ecco il giorno più nero Un salasso da 32,6 miliardi

È possibile vederla come la giornata nera per il contribuente italiano. E allo stesso tempo come la giornata più rosea per chi sui contributi fiscali deve costruire l’economia pubblica e garantire i servizi essenziali. Domani sarà il «black monday». Gli analisti infatti si sono divertiti a fare una casistica: e il 17 giugno risulterà per quest’anno il giorno «peggiore» perché il Fisco si attende di ricevere da privati, famiglie e imprese ben 32,6 miliardi di euro. Una «stangata» da incubo, come spiegano gli analisti della Cgia di Mestre, dovuta anche alle modalità di pagamento. «Oltre ad avere una pressione fiscale tra le più elevate d’Europa – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – in Italia è estremamente difficile pagare le tasse. La complessità e la farraginosità del nostro sistema tributario spesso mette in seria difficoltà perfino gli addetti ai lavori, come i commercialisti, le associazioni di categoria o i Caf». «Con una tassazione inferiore e più semplice – suggerisce il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason – anche l’amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficace. La selva di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tribuario, invece complica la vita a tutti, relegandoci nel gruppo di Paesi mento seducenti per gli investitori stranieri».

Il problema, però, è rappresentato da un’altra stima effettuata dagli stessi analisti. «Non saranno pochi – lamentano alla Cgia – gli imprenditori che domani si troveranno in difficoltà. Molti infatti denunciano di non avere le risorse necessarie per onorare gli impegni fiscali». Oltre alla congiuntura a dir poco complessa, ci si mettono anche le banche che centellinano il credito alle imprese. Sebbene la situazione dei crediti deteriorati sia scesa ai livelli pre-crisi, i prestiti bancari alle imprese di piccola dimensione (meno di 20 addetti) risultano infatti in costante calo dal 2012 a oggi. Una contrazione che, secondo la Banca d’Italia, solo in parte è ascrivibile a una diminuzione della domanda di credito o a fattori di rischio. Questo trend è proseguito anche nei primi mesi di quest’anno. Nello scorso mese di marzo, infatti, l’erogazione a queste piccole realtà produttive è scesa, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, di 2,3 punti percentuali.

Entro domani, poi, i proprietari di immobili sono chiamati a pagare l’acconto per l’Imu e la Tasi relativo al 2019, per un totale di oltre 10 miliardi di euro. A cui si aggiungerà il saldo, a dicembre, che porterà il conto dell’imposta sugli immobili e la tassa per i servizi indivisibili a 20,5 miliardi.

Il nostro sistema fiscale però non trascura il fatto che agli italiani piace sempre investire nel mattone e quindi non si limita a puntare sulle tasse di proprietà. Oltre ai tributi patrimoniali, sono previsti infatti tributi reddituali per altri 9 miliardi, tributi indiretti che ammontano a 10 miliardi, e altri prelievi, di vario genere, che costano, secondo le stime di Confedilizia, 10 miliardi di euro. Oltre alle tasse, ricorda ancora la Cgia, in Italia il problema è pure il peso della «burocrazia fiscale» che ostacola l’attività quotidiana delle imprese. Al netto delle tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità aziendale, secondo una indagine realizzata dalla Presidenza del consiglio dei Ministri, il costo della rendicontazione fiscale in capo agli imprenditori (obblighi, dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.), ammonta a 3 miliardi di euro all’anno.

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