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Formula 1 Cina, analisi gara: conferme sia positive che negative

La millesima gara della storia della Formula 1, in Cina, non è stata tra le più spettacolari (anzi) ma piuttosto esemplificativa di come contino le strategie, soprattutto in negativo. Così da un lato la Mercedes raccoglie il massimo con la terza doppietta stagionale in tre gare (cioè: en-plein) mentre la Ferrari riesce ancora una volta a incasinarsi con la gestione dei due piloti e delle strategie di gara.

Con l’ottimo scatto al via, mentre il lato sinistro con Valtteri Bottas in pole paga un minor grip del fondo, Lewis Hamilton mette la prima pietra a costruire una gara praticamente perfetta e sempre sotto controllo: nulla da aggiungere. Da parte sua Bottas copre la seconda posizione e non ha il minimo problema nemmeno quando rientra dietro a Leclerc (al secondo cambio gomme).

Molto più da raccontare c’è invece sul versante Ferrari. Similmente a Bottas, anche Sebastian Vettel scatta male e così Charles Leclerc gli passa davanti in partenza. Però non è più veloce (di poco, beninteso) e così dal box mostrano le prime indecisioni: Vettel va in scia e solo dopo un certo tempo arriva un’incitazione a Leclerc di spingere un po’ di più. Il monegasco lo fa, ma prima che questa azione si possa in qualche modo concretizzare arriva il team order di cambiare le posizioni, un po’ intempestivo. Perché ormai siamo all’undicesimo giro e le Mercedes si sono staccate, Vettel non ha più le gomme così fresche (oltretutto stare in scia non aiuta) e quando cerca di recuperare va pure al bloccaggio spiattellandole.

A quel punto è evidente che non c’è nulla da fare per contrastare la cavalcata delle Mercedes, eppure si riesce a fare di peggio. Con Vettel si copre il possibile undercut di Max Verstappen che è sempre lì a seguire; bravo poi Seb a replicare all’attacco di Max alla fine del rettilineo (fra l’altro, uno dei pochi momenti di spettacolo in gara). Ma va diversamente con Leclerc, ripetendo (a ruoli invertiti) l’errore del Bahrain, facendolo finire 5° dietro all’olandese della Red Bull. Si cerca anche di tenerlo a lungo in pista per cercare di ostacolare Bottas dopo il secondo pit-stop, ma inutilmente, perché Valtteri passa con facilità e il (poco) tempo che perde non fa alcuna differenza. Non solo: si è aspettato ulteriormente per il secondo pit e in questo modo Leclerc ha perso la possibilità di recuperare su Verstappen, finito 4° e così davanti a entrambi i ferraristi pure in classifica mondiale. La Red Bull completa la beffa alla Ferrari montando le gomme soft a Pierre Gasly al terzultimo giro, togliendo così il punto del giro più veloce a Vettel.

Passando a quanto accaduto nelle retrovie (per inciso, tutti doppiati) si assiste al ritorno di Daniel Ricciardo a un ruolo più consono alle sue abilità, 7° al traguardo e quindi primo degli inseguitori, dopo aver controllato per tutta la gara un Sergio Perez che gli ha tenuto costantemente il fiato sul collo. Nico Hulkenberg non ha potuto invece dimostrare le sue possibilità per un problema tecnico che l’ha costretto al ritiro. All’opposto, la macchina ha ben assistito Kimi Raikkonen risalito 9° dopo bei sorpassi in pista, posizione che gli permette di tenere il ruolo di “migliore degli altri” anche in campionato.

Ma una gara ancor più bella di quella di Raikkonen è arrivata da Alex Albon. Partito dalla pitlane dopo che gli era stata ricostruita la macchina quasi per intero (in seguito all’incidente di sabato mattina) non si è scoraggiato ed è andato a conquistare bravamente l’ultimo posto disponibile in zona punti, il decimo. Questo tenendo a bada il recupero di Romain Grosjean. Il tutto nel giorno in cui a Daniil Kvyat è andato tutto storto: un leggero sovrasterzo al primo giro in curva 4 lo porta a toccare leggermente Carlos Sainz, innescando un “effetto birilli” in cui contatto dopo contatto arriva a speronare Lando Norris. Le due McLaren sono costrette a passare dai box per le riparazioni, il russo si prende invece un drive-through probabilmente un po’ eccessivo rispetto al fatto e alla situazione. La gara prosegue anche con problemi al pit-stop, con la macchina che oscilla sui cavalletti tanto da impedire il montaggio di una ruota, fino al ritiro conclusivo.

Dopo Grosjean abbiamo 12° Lance Stroll appena davanti sul traguardo a Kevin Magnussen, ma se per la Racing Point c’è il risultato di “Checo” a certificare un buon recupero, per la Haas vi sarà certamente molto da analizzare. Lo stesso per Antonio Giovinazzi, perché non può bastare essere finito davanti alle Williams soprattutto dopo i continui problemi in prova e qualifica che dimostrano quantomeno un’attenzione un po’ troppo superficiale del team sulla sua macchina (al di là dei problemi di centralina) pur comprendendo ci sia un occhio di riguardo per Raikkonen.

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