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Formula 1, Hamilton si mette a nudo: “odio i test e ho deficit di attenzione. Vettel? In Canada ho pensato…”

Il pilota della Mercedes si è raccontato in una lunga intervista, svelando alcuni suoi segreti mai messi in pubblico finora

Cinque mondiali già vinti, un altro nel mirino per avvicinarsi sempre più al mito di Michael Schumacher. Lewis Hamilton non smette mai di crescere e di migliorare, è questo il segreto della sua forza abbinato ad un talento fuori dal comune.

In una Formula 1 diversa rispetto al passato, l’inglese riesce ancora a fare la differenza al volante, riuscendo a superare limiti che il suo compagno di squadra nemmeno avvicina con la stessa monoposto. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Hamilton ha parlato di questa situazione: “si può ancora fare la differenza in Formula 1 con il talento, o almeno alcuni possono. Se prepari bene la monoposto, la adatti al tuo stile, puoi tirar fuori qualcosa in più. E a dire la verità negli ultimi due anni è successo che pilotassi un’auto di cui non eravamo contenti, lottando al limite e riuscendo anche a vincere. Non è solo la guida. È il lavoro con gli ingegneri, sistemare l’assetto, la frenata, i rapporti del cambio, come conservi le gomme, come spingi in certe curve e non in altre: tutto si somma nel fine settimana e trova il suo compimento in gara. In Canada con Seb il mio istinto è stato ‘Dai gas!’. Sono un combattente, se ci tocchiamo ci tocchiamo. Ma dietro di me ci sono quasi 2000 persone che dipendono dalla mia decisione: se faccio un incidente perdiamo la gara e sono zero punti in classifica. Scelte di un attimo, in cui inconsciamente però entra tutto“.

Il rapporto con la squadra è importante per Hamilton: “li sfido ogni giorno, in McLaren era difficile. C’erano cose che volevo, sapevo avrebbero funzionato. Ma all’inizio in squadra c’era Alonso, un due volte campione del mondo, e seguivano lui. Poi sono sempre stato percepito come un pilota giovane. Quando sono arrivato in Mercedes, invece, mi hanno ascoltato tanto. Di sicuro non li ho mai portati sulla strada sbagliata. Quando parlavo con Aldo Costa e gli dicevo ‘Perché verniciamo sotto il fondo? Non serve’, la volta successiva avevano cambiato. I contrasti più grandi con i tecnici, in cui restiamo sulle nostre posizioni perché siamo tutti testardi, arrivano quando si fidano troppo dei dati dei computer mentre io traduco le sensazioni da pilota. Ogni tanto serve un po’ di lotta per rompere la rigidità, ma quando alla fine riesco a imporre la mia idea e funziona mi piace moltissimo. È una soddisfazione, perché tutti questi ingegneri hanno studiato un sacco e sono super intelligenti. Quando invece ha ragione il pilota e può buttar lì un ‘te l’avevo detto’ è tanto divertente“.

 

Eppur qualcosa a Hamilton non piace della Formula 1: “a me non piacciono i test, quelli di gomme in particolare. C’è gente che si taglierebbe un braccio per fare il mio mestiere, ma come in tutti i lavori del mondo c’è una parte che col tempo diventa noiosa. Ci sono prove in cui i primi 20 giri sono belli, poi pensi che ne devi fare altri 100 e ti dici ‘Oh, mamma…’. Sai già come va la macchina, non c’è competizione, non è il massimo del divertimento. Ai test non sono molto interessato. Primo: non mi diverto. Secondo: non mi migliora come pilota. Ma in Bahrain, dopo il GP, provavamo qualcosa che avevo segnalato a Barcellona e aveva richiesto un mese per ottenere i pezzi: lì ho girato io, non volevo che un altro valutasse se quella era la direzione giusta. Sfortunatamente è piovuto, così non mi sono sparato i soliti 120 giri. Ma ci sono piloti felici di farlo, alcuni amano girare in tondo tutto il giorno. Non li capisco“.

Hamilton poi svela un suo piccolo difetto: “per me il talento contiene l’intelligenza tattica. Poi, se ne hai molto, puoi decidere di lavorare poco o tanto. Senna e Schumacher avevano una grande etica del lavoro ed è il motivo per cui hanno conquistato tanto successo. Io punto a quel tipo di atteggiamento. Non so tradurlo in percentuale ma in F.1 ho scoperto che, anche vincendo, dovevo lavorare molto. La gente pensa non serva. Anche mio fratello mi dice: ‘Sei fortunato con quel talento’. Ma non basta. Tutto ciò che non si vede, l’allenamento, le riunioni infinite con i tecnici. In questo sono riservato e non ne parlo spesso, ma ho un deficit di attenzione, dopo mezz’ora arriva un momento in cui non seguo più, non sono concentrato. Allora chiedo uno stop. Prima andavo avanti, stavo lì anche se sapevo che in testa non entrava più niente. Adesso mi fermo: ‘Devo andare a fare un giro, devo uscire, fare qualcosa, poi torno’. Mi capiscono”.

Infine, Lewis svela il suo rapporto con Bottas: “è un rapporto senza negatività. Ci sono piloti che farebbero di tutto per vincere, venderebbero la loro madre per riuscirci. Valtteri vuole solo migliorare e poi puntare al successo. Quest’anno, a inizio stagione, è tornato più aggressivo e carico. Sta scoprendo una nuova parte di sé. È bello ma non condiziona la nostra relazione: tra noi non c’è animosità. Il suo arrivo ha aiutato il clima in squadra. E abbiamo gente in gamba che ci guida, ci aiuta. Non c’è un team migliore in F.1″.

 

Valuta questo articolo 08:34 | 11/07/19 | di Ernesto Branca

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