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Formula 1, Lowe: in Williams non serve una rivoluzione

Formula 1, Lowe: in Williams non serve una rivoluzione

Il monito di Claire Williams sull’insostenibilità di un 2017 bis, quest’anno, è risuonato già lo scorso autunno. Un arretramento nell’ordine dei valori in campo che incide oltre la storia del team, fresco di quarantennale alle spalle. Non sarà semplice competere nelle posizioni intermedie della top ten; per provare a sfidare Force India, McLaren e Renault, la FW41, oramai in rampa di lancio, prima monoposto a svelarsi, il 15 febbraio a Londra, dovrà aver posto rimedio, ad esempio, alla carenza di carico aerodinamico sofferta sin dall’avvio dell’era turbo-ibrida, volendo limitare il periodo di osservazione.

L’iniezione di capitali arrivata in dote con Sergey Sirotkin offrirà maggiori opportunità di sviluppo, ma non è esclusivamente sul progetto Williams FW41 che Paddy Lowe interverrà. C’è un’organizzazione da ottimizzare, «la cosa importante è concentrarsi sul progetto in sé, ma tra le altre cose andrà sviluppata la struttura e le sue capacità. Quali investimenti stiamo effettuando su macchinari, software o tecnologia di ogni tipo? Dovremo accertarci di impiegare il budget nel miglior modo possibile in termini di distribuzione. Produciamo sforzi sufficienti nelle giuste aree? Sono queste le cose alle quali sto lavorando, in parallelo al progetto della monoposto».

Esclude che sia una squadra da rifondare, che abbia bisogno di una rivoluzione. Piuttosto, Lowe è certo di avere tra le mani «un buon team, da migliorare, con un’evoluzione nella giusta direzione, rafforzando quanto deve essere rafforzato, ponendo l’attenzione e assegnando la priorità alle cose che contano. Nulla di specifico e se anche ci fosse probabilmente non lo indicherei». Affronteranno il 2018 con l’accoppiata più giovane dell’intera griglia e l’esperienza di Robert Kubica da sfruttare al simulatore, per indirizzare uno sviluppo che dovrà fare i conti con disponibilità economiche comunque di gran lunga inferiori al potenziale che potrà esprimere McLaren o la stessa Renault.

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Poter attingere a fondi illimitati (o quasi) come in un top team dà il vantaggio di sviluppare più soluzioni contemporaneamente, anziché dover restringere l’operatività dello sviluppo, differenze di approccio che Lowe ha potuto confrontare direttamente, nel passaggio da Mercedes a Williams: «E’ vero che ti scontri più frequentemente con i limiti alle risorse disponibili in un piccolo team rispetto a quanto non accada in una grande squadra. Puoi scrivere una lunga lista di tutte le cose che varrebbe la pena fare, poi devi guardare quali davvero hai la capacità di realizzare. Anche su questi aspetti serve un giudizio, su quali sono le cose che val la pena fare e quali rinviare», spiega a Racer.

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