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Formula 1 Silverstone, Raikkonen e la legge di Murphy

Formula 1 Silverstone, Raikkonen e la legge di Murphy

Le Legge di Murphy è un ironico assioma coniato da Arthur Bloch, il quale recita: “Se qualcosa può andar male, andrà male”. E Kimi Raikkonen merita un posto sul podio per l’assidua messa in pratica della suddetta legge. Il ferrarista non è esente, in generale, da colpe ma anche a Silverstone ha bevuto controvoglia la sua pinta di sfiga. Cedendo per colpa di una gomma, problema diverso ma con simile risultato a quanto patito da Vettel, il sudato secondo posto a un ottimo Valtteri Bottas.

Raikkonen è un “frequent flyer” della sfortuna e lo stesso Vettel già lo scorso maggio consolò il compagno di squadra dicendo che Iceman non riesce a raccogliere i risultati che merita. E la sua espressione sul podio di Montecarlo, poi fotocopiata su quello di Silverstone (confrontare per credere), meriterebbe uno spazio d’onore nel “wall of fame” della Sfortuna.  Tuttavia Napoleone sosteneva che “La fortuna è una donna; se voi la lasciate sfuggire oggi non crediate di ritrovarla domani.” Kimi evidentemente ha smesso di farci l’amore da tempo. 

A Silverstone è partito bene e per la prima ventina di giri ha dato tutto per non lasciar scappare Hamilton. Era un’impresa impossibile, Ham era nettamente superiore. Ma il secondo posto sarebbe stato un risultato a portato di mano. Se non fosse stato per la Legge di Murphy. “La mia gara oggi stava andando bene fino a qualche giro dalla fine – ha detto Kimi dopo il podio -, quando improvvisamente ho avuto un problema; la gomma anteriore sinistra ha ceduto senza alcun preavviso; l’aria è rimasta all’interno ma la parte esterna si è staccata. La sfortuna continua a inseguirci”. 

Per il finlandese si tratta del terzo podio stagionale, dopo Russia e Monaco, ma è un risultato che lascia l’amaro in bocca, nonostante la prestazione sia un passo in avanti verso un eventuale rinnovo contrattuale: “Sono deluso, perché il secondo posto era a portata di mano e oggi meritavamo un risultato migliore. Avevamo cambiato alcune cose che sembrano migliorare il feeling con la macchina. E quando e così, sei a tuo agio e puoi spingere: spero che andrà così anche nelle prossime gare. Oggi però ci mancava velocità rispetto ai nostri avversari. Abbiamo fatto del nostro meglio, ma abbiamo ancora del lavoro da fare per raggiungere le Mercedes in questo tipo di piste. Questo è senza dubbio un circuito che poco si adatta alla nostra vettura. Sono curioso di vedere come andrà la prossima gara, penso che il circuito ungherese si adatti meglio alla nostra macchina”.

Che alle Ferrari mancasse velocità è evidente anche dalla facilità con cui Bottas ha passato Vettel sull’Hangar Straight; in vista del GP d’Ungheria a Maranello devono rimboccarsi le maniche. Ne è consapevole in primis il team principal Maurizio Arrivabene che suona la sveglia alla Scuderia: “Anche se i motivi appaiono evidenti, lamentarsi per avere perso un secondo e un quarto posto non è da Ferrari. Oggi abbiamo perduto molti punti sia nella classifica Costruttori che in quella Piloti, questa è la realtà. Da qui bisogna partire e migliorare rapidamente, con umiltà e determinazione.”

 

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