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Gli scivoloni di Nardella, un sindaco abbonato alle gaffe

Gli scivoloni di Nardella, un sindaco abbonato alle gaffe

È un buon amministratore ma non ha la personalità del mattatore, per cui quando prova a “bucare” con dichiarazioni di peso, spesso precipita nell’abisso della gaffe. Il fatto è che, è il ragionamento di chi conosce bene le dinamiche di Palazzo Vecchio, il ruolo, la fascia, il fatto di appartenere al giro degli ormai “ex potenti” ogni tanto portano Dario Nardella a spacconare, a cadere in tentazione. Tentazione o meno le ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze non gli hanno reso giustizia. Dal commento alla denuncia di stupro da parte delle studentesse statunitensi nei confronti di due carabinieri all’«Allah akbar» gridato per scherzo al collega di Venezia Luigi Brugnaro al Meeting di Cl, fino all’eccessivo entusiasmo social per il certificato d’eccellenza che Tripadvisor, sì Tripadvisor, ha assegnato ai musei di Firenze, manco fossero un bed breakfast di famiglia.

LA SPALLA DI RENZI. Uscite infelici e scivoloni diventati virali su cui va detto pesa, nello speciale rating della guerriglia sociale, l’amicizia e la vicinanza a Matteo Renzi di cui Nardella è stato uno dei primi sostenitori, assessore, vice sindaco, reggente e, dopo le primarie del 2014 e le Comunali, successore a Firenze. E di Renzi, dice sempre chi frequenta la politica locale, «Nardella è una spalla, una sorta di imitatore saltuario. Come sindaco è molto meglio, ma è un politico di seconda, terza fila. Ecco: diciamo che la storia ha voluto così…».

TRA VIOLINO E POLITICA. Chissà, forse sarebbe rimasto solo un violinista o al più un dottore in Legge se non avesse seguito quell’«istinto politico presente in lui anche negli anni del Conservatorio», come raccontò al Foglio il suo ex professore e direttore d’orchestra Alessandro Pinzauti per garantirne l’autenticità della vocazione a sindaco dopo la rinuncia alla poltrona di deputato. Pinzanuti però, dopo averne lodato «l’attitudine all’ascolto del mondo attorno a lui e la capacità di mettersi in discussione», se ne uscì con un «speriamo che non si guasti crescendo».

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