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I navigator del reddito di cittadinanza sono ancora un mistero

(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

L’unico vincolo per accedere alla selezione per diventare navigator – la figura attorno a cui si articola molto del funzionamento del reddito di cittadinanza – è la laurea. Bisognerà essere dottori in legge, economia, scienze politiche, sociologia, psicologia o scienze della formazione per potersi sedere al quizzettone a risposta multipla che servirà a selezionare i tutor che accompagneranno i beneficiari del sussidio verso un nuovo impiego. Le domande riguarderanno la cultura generale e serviranno a scremare a dovere i tanti pretendenti: a candidarsi potrebbero essere 100mila persone, i posti a disposizione sono appena 6mila. L’offerta è di due anni di contratto a tempo determinato, per ora, con l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal) a 1.700 euro netti al mese. Non pochi, di questi tempi.

Quella che ancora manca è una data per il concorsone. La pubblicazione del bando vero e proprio, spiega una autorevole fonte dell’Anpal, è “subordinata” alla raggiunta intesa tra governo e regioni, che però continuano a bisticciare sul ruolo dei futuri navigator.

Un nuovo incontro informale tra le parti è in agenda oggi, 12 febbraio, a Roma; se le cose dovessero procedere come l’esecutivo spera, l’intesa potrebbe essere poi presto ratificata dalla conferenza stato-regioni in via ufficiale.

A turbare la serenità degli enti locali è il rapporto tra i navigator, che dipenderanno dall’Anpal e dal governo, e i centri per l’impiego, che sono gestiti direttamente dalle stesse regioni: “È un tema organizzativo: cosa fanno questi navigator, da chi prendono ordini?”, è la domanda che gira tra le giunte di tutta Italia e che frena la pubblicazione del bando da parte dell’Anpal.

Senza il via libera delle regioni i navigator resteranno in naftalina: il rischio, come ha sottolineato ieri il Corriere della Sera, è che l’Anpal possa essere accusata di danno erariale se dovesse procedere senza il via libera dei governatori.

Difficile che accada, anche perché Luigi Di Maio cerca l’accordo tra le parti ed è convinto che possa arrivare nel giro di qualche ora. Il sogno, confessato dal papà accademico del reddito di cittadinanza, Pasquale Tridico, è raggiungere il traguardo entro fine settimana, il 15 febbraio, e partire subito con la selezione dei navigator in modo tale da poter avere tra le mani una macchina perfettamente funzionante il 26 maggio, giorno delle elezioni europee.

“Noi vogliamo che il reddito di cittadinanza vada al più presto alle famiglie” – ha spiegato nei giorni scorsi Cristina Grieco, assessore al Lavoro della Toscana – “ma su questo tema c’è un po’ di confusione e non siamo noi ad aver fatto casino: abbiamo detto da subito che rispetto all’organizzazione dei servizi per il lavoro e alle politiche attive non siamo disposti ad accettare pasticci o soluzioni improvvisate, con diversi aspetti di incostituzionalità”, ha ricordato l’assessore che coordina i colleghi di tutta Italia.

E oltre al piano organizzativo, in prospettiva i pasticci rischiano di travolgere direttamente i fragili conti delle regioni. I governatori, è stato ricostruito da più parti, temono che dopo il primo biennio di rodaggio a carico dell’Anpal Servizi il costo dei 6mila navigator possa piombare tutto sulle loro spalle. Il decreto legge che fissa i paletti per il reddito di cittadinanza, infatti, mette a disposizione dell’Agenzia per le politiche attive 200 milioni di euro per i navigator nel 2019 e alza il plafond a 250 milioni nel 2020. Dall’anno successivo il crollo: nel 2021 vengono messi a disposizione dell’Anpal Servizi appena 50 milioni di euro, evidentemente una cifra non sufficiente a sostenere la spesa per il plotone di laureati al servizio di chi cerca riscatto con il sussidio pubblico. Se non paga Roma, ragionano i governatori delle regioni, ciò che manca dovrà mettercelo qualcun altro. Che però vorrebbe saperlo prima di partire, magari leggendo chiaramente tutto nero su bianco. 

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