lunedì , agosto 20 2018
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Il contratto Lega-M5s. Così il Pd risponde punto per punto

Il comitato di conciliazione: una sovrastruttura antitetica al cittadino come arbitro (Stefano Ceccanti)

Ieri si è svolto alla Camera un convegno per ricordare Ruffilli che voleva il cittadino arbitro dei Governi. Se si smarrisce quel disegno, come accaduto dopo il referendum del 4 dicembre, e si è costretti ad accordi post-elettorali tra partiti che non si fidano tra loro, si creano pesanti sovrastrutture tra il cittadino e le istituzioni che eseguono scelte fatte in altro luogo.

Una prospettiva extra-costituzionale, si dice, ma non necessariamente incostituzionale, visto che tanti precedenti (accordi, staffette, vertici) si possono trovare prima del 1993. Sì, ma allora era appunto sorto un movimento contrario che era sfociato nei referendum elettorali, per potenziare il rapporto tra cittadini e istituzioni e ridurre il peso abnorme dei mediatori al di fuori di esse. E, comunque, i partiti odierni hanno una legittimazione ben minore.

Per questo, oltre a denunciare, bisogna soprattutto rilanciare la visione di Ruffilli, di una moderna democrazia maggioritaria, dove i mediatori non prendono il posto dei soggetti. Nell’articolo 49 i partiti sono appunto mediatori e i cittadini soggetti.

 

Più carcere per tutti (David Ermini)

La parola d’ordine “più carcere per tutti” a me fa spavento: l’Italia è e deve rimanere uno stato di diritto, solo nelle dittature e nei regimi vige la cultura giustizialista. Abolire la riforma dell’ordinamento penitenziario sarebbe un atto gravissimo, perché quello approvato mesi fa risponde ai principi costituzionali della rieducazione e della risocializzazione. Attenzione, questo non vuol dire che la pena non debba essere certa e effettiva ma lo Stato italiano non deve diventare uno Stato securitario che limita le libertà dei cittadini.

Inoltre, i diritti della difesa devono essere sempre salvaguardati e deve essere chiaro che la condanna arriva solo dopo i tre gradi previsti dalla Costituzione: non si azzardino a toccare i diritti e le garanzie dei cittadini! Infine, diciamo che le riforme che vanno fatte sono bel altre. Noi avevamo cominciato con maggiori risorse per la giustizia e per il personale: questa sarebbe la strada giusta.

Scuola: mix di ideologia e genericità (Simona Malpezzi)

Sulla scuola il solito mix di ideologia e genericità. Prevedono di investire più risorse (quante rispetto ai circa 13 miliardi che abbiamo stanziato?), di superare il precariato storico (quanti docenti rispetto ai 140 mila che abbiamo assunto?), di lavorare per una nuova formazione iniziale (lo abbiamo già fatto noi e loro hanno votato a favore in commissione), di limitare i trasferimenti dei docenti (che significa rinunciare alla mobilità, costringere gli insegnanti a rimanere nella sede di servizio e, secondo loro, abolire la chiamata che in realtà non esiste), di mantenere l’alternanza scuola-lavoro (correggendola ma senza indicare come). Insomma, poche idee e scopiazzate pure male.

 

Immigrazione: esempio evidente dell’approssimazione giallo-verde (Gennaro Migliore)

Si chiede ciò che c’è già grazie ai nostri governi (regolamentazione dei flussi in ingresso, richieste di rivedere i trattati europei, velocizzazione degli status ecc). Si propongono aumenti di spesa a danno dei diritti costituzionali (nuovi centri detentivi per migranti fino a 18 mesi!).

Si propongono respingimenti di massa violando la costituzione (il diritto d’asilo è individuale) e contro le norme internazionali (l’Italia è stata già condannata per respingimenti in mare nel 2011 con Maroni). Insomma, una becera propaganda (compresi i referendum comunali per le moschee) con alcune proposte impraticabili.

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