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Il FTSEMib affonda. Che tonfo per FCA!

Pessima giornata per Piazza Affari, dopo le indicazioni della Commissione Europea sulle previsioni economiche per Italia. Secondo gli esperti, il Pil italiano nel 2019 dovrebbe crescere dello 0,2%, registrando il tasso più basso tra i paesi dell’Unione Europea. La stima è nettamente inferiore alla previsione del governo inserita nella Legge di Bilancio 2019 che indica una crescita del Pil dell’1%. La Commissione Europea ha ridotto anche la previsione sul Pil italiano per il 2020, tagliata dall’1,3% allo 0,8%. Bancari sempre protagonisti, in una giornata in cui diversi istituti hanno comunicato i risultati di bilancio 2018. Pesante ribasso per Fiat Chrysler Automobiles.

Il FTSEMib ha terminato la giornata con una flessione del 2,59% a 19.478 punti, il minimo di giornata (massimo di 20.002 punti). Il FTSE Italia All Share ha subito un calo del 2,46%. Chiusura negativa anche per il FTSE Italia Mid Cap (-1,59%) e per il FTSE Italia Star (-2,01%). Nella seduta odierna il controvalore degli scambi è salito a 3,03 miliardi di euro, rispetto ai 2,04 miliardi di ieri; oggi sono passate di mano 827.553.009 azioni (613.851.356 nella seduta di ieri). Su 395 titoli trattati, 306 hanno registrato una performance negativa, mentre i rialzi sono stati 65; invariate le restanti 24 azioni.

L’euro è sceso a 1,135 dollari.

Lo spread tra Btp e Bund con scadenza a dieci anni ha superato i 280 punti.

 

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Giovedì nero per Fiat Chrysler Automobiles che ha registrato uno scivolone del 12,2% a 13,38 euro. Gli operatori hanno collegato le vendite sul titolo ai risultati di bilancio 2018 e alle stime per il 2019, che hanno deluso le attese del mercato. Nel dettaglio, Fiat Chrysler Automobiles ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 115,1 miliardi di euro, in salita del 4% rispetto all’anno precedente. L’utile netto ha toccato i 3,63 miliardi di euro, in salita del 3% rispetto ai 3,51 miliardi dell’anno precedente mentre su base adjusted l’utile netto è stato pari a 5,05 miliardi, in salita del 34%. Il gruppo del Lingotto ha diffuso i suoi obiettivi per il 2019. Il reddito operativo adjusted è visto superiore ai 6,7 miliardi di euro con un margine superiore al 6,1% mentre l’utile per azione diluito adjusted è atteso superiore ai 2,7 euro per azione. Durante la conference call di presentazione dei dati 2018 il numero uno dell’azienda Mike Manley ha dichiarato che FCA tornerà a distribuire un dividendo nel 2019. Inoltre, Fiat Chrysler Automobiles è penalizzata dalle indicazioni fornite da Volvo: il gruppo automobilistico ha anticipato che la marginalità resterà sotto pressione in tutto il 2019.

Chiusura positiva, invece, per CNH Industrial (+1,21% a 9,01 euro). La società ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 29,7 miliardi di dollari, in salita del 7,2% rispetto ai 27,7 miliardi di dollari dell’esercizio precedente. Il 2018 si è chiuso con un utile netto adjusted di 1,1 miliardi di dollari rispetto ai 651 milioni di dollari del 2017. Il consiglio di amministrazione di CNH Industrial ha proposto la distribuzione di un dividendo 2019 (relativo all’esercizio 2018) di 0,18 euro. Il management di CNH Industrial ha fissato anche le stime finanziarie per l’esercizio in corso. I vertici puntano a chiudere il 2019 con ricavi netti delle attività industriali a circa 28 miliardi di dollari, mentre il risultato diluito per azione adjusted è stimato in crescita tra il 5% e il 10% rispetto all’anno precedente nell’intervallo tra 0,84 e 0,88 dollari per azione.

Exor ha terminato la giornata con una flessione del 4,73% a 54,38 euro.

 

Bancari sempre protagonisti, in una giornata in cui diversi istituti hanno comunicato i risultati di bilancio 2018. Intanto, l’agenzia Moody’s ha evidenziato che l’ingresso dell’Italia in “recessione tecnica” (due trimestri consecutivi con Pil negativo) rappresenta un fattore negativo per il merito creditizio degli istituti italiani. In particolare, secondo gli esperti, un’ulteriore contrazione del pil italiano nel 2019 potrebbe determinare un peggioramento della qualità dell’attivo delle banche.

Sulle montagne russe Unicredit (-1,92% a 10,134 euro, dopo aver toccato un massimo a 10,92 euro in mattinata). L’istituto guidato da Jean-Pierre Mustier ha comunicato i risultati dell’esercizio 2018, chiuso con ricavi pari a 19,72 miliardi di euro, in calo dell’1,1% rispetto ai 19,94 miliardi di euro del  2017. Il giro d’affari è stato sostenuto da un margine di interesse in crescita su base annua del 2,1% a 10,9 miliardi e commissioni in salita dello 0,9%. Unicredit ha chiuso il 2018 con un utile netto rettificato di 3,85 miliardi di euro, in salita del 7,7% rispetto ai 3,58 miliardi dell’anno precedente. Nel quarto trimestre del 2018 è proseguita l’opera di miglioramento della qualità dell’attivo, con le esposizioni deteriorate lorde in calo a 38,2 miliardi dai 40,8 miliardi del terzo trimestre 2018. Nell’intero 2018 sono state cedute esposizioni deteriorate lorde per 4,4 miliardi, di cui 1,8 miliardi nell’ultimo trimestre. Unicredit ha fornito anche le stime per il 2019. L’istituto prevede di chiudere l’esercizio in corso con ricavi per 19,8 miliardi di euro e costi complessivi per 10,4 miliardi. L’utile netto complessivo è stato confermato a 4,7 miliardi di euro, con una redditività nell’ordine del 10%. Le stime degli analisti (comunicate a fine gennaio) indicavano ricavi per 19,69 miliardi di euro e un utile netto di 4,36 miliardi di euro. Il management di Unicredit ha proposto la distribuzione di un dividendo 2019 (relativo all’esercizio 2018) di 0,27 euro per azione, per un ammontare complessivo di 0,6 miliardi di euro. Il management ha anticipato che l’ammontare del dividendo 2020 (relativo all’esercizio 2019) sarà pari al 30% dell’utile netto consolidato.

Performance positiva, invece, per il BancoBPM (+0,84% a 1,755 euro). L’istituto ha comunicato i risultati del bilancio 2018, chiuso con una perdita netta di 59,43 milioni di euro, rispetto all’utile di 2,62 miliardi di euro contabilizzato nell’esercizio precedente; il dato del 2017 comprendeva una voce straordinaria di 3,08 miliardi di euro, relativa alla fusione tra il Banco Popolare e BPM. Escludendo le componenti economiche non ricorrenti il risultato netto “normalizzato” è positivo e pari a 342,8 milioni di euro. A fine 2018 gli impieghi netti alla clientela ammontavano a 104 miliardi di euro, in calo di 3,7 miliardi rispetto al dato del 31 dicembre 2017 per effetto delle cessioni di NPL realizzate nell’esercizio e delle rettifiche IFRS 9 apportate principalmente ai crediti deteriorati. Alla stessa data i crediti deteriorati erano scesi a 6,3 miliardi di euro, in diminuzione del 48,4% rispetto al valore di inizio anno.

Segno meno per il Monte dei Paschi di Siena (-1,45% a 1,22 euro). L’istituto senese ha terminato il 2018 con un utile consolidato di 279 milioni di euro, a fronte di una perdita di 3,5 miliardi di euro conseguita l’anno precedente. Un rosso che era principalmente causato da una serie di svalutazioni straordinarie. A fine 2018 l’esposizione netta in termini di crediti deteriorati del gruppo si attestava a 7,9 miliardi di euro, in flessione rispetto sia al dicembre 2017 (di 6,9 miliardi), sia al 30 settembre 2018 (per 0,6 miliardi).

Il Creval ha subito una flessione del 3,77% a 0,0664 euro. L’istituto ha terminato il 2018 con un utile netto di 31,72 milioni di euro, rispetto al rosso di 331,85 milioni di euro contabilizzato nello stesso periodo dello scorso anno; il dato del 2017 comprendeva rettifiche per oltre 404 milioni di euro. A fine 2018 i crediti deteriorati al netto delle rettifiche di valore, erano pari a 871 milioni di euro, in forte calo dai 2,2 miliardi di inizio anno.

 

Enel ha registrato un ribasso dell’1% a 5,132 euro. Ieri il colosso elettrico ha comunicato i risultati preliminari del 2018, esercizio chiuso con ricavi per 75,6 miliardi di euro, in aumento dell’1,3% rispetto ai 74,6 miliardi ottenuti l’anno precedente. Il margine operativo lordo ordinario è aumentato del 3,8%, passando da 15,6 miliardi a 16,2 miliardi di euro. A fine 2018 l’indebitamento netto era cresciuto a 41,1 miliardi di euro, rispetto ai 37,4 miliardi di inizio anno.

 

Tra i titoli minori spicca l’ottima performance messa a segno da Piquadro (+5,25% a 1,905 euro). Il consiglio di amministrazione della società ha comunicato il dato sul fatturato relativo ai primi nove mesi dell’esercizio 2018/2019 e quello sulla posizione finanziaria netta a fine 2018. Nel dettaglio, i ricavi sono balzati del 50,5%, passando da 71,32 milioni a 107,31 milioni di euro, mentre a fine 2018 la posizione finanziaria netta era positiva e pari a circa 26,94 milioni di euro.

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