sabato , maggio 25 2019
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Indian Wells: male Fognini, malissimo l’Italia

[4]R.Federer b. H.Hurkacz 6-4 6-4

da Indian Wells, il nostro inviato

Roger Federer lo ha detto diverse volte, “mi piace, trovo stimolante (exciting) giocare per la prima volta contro avversari che non conosco“. In questa edizione del Masters 1000 di Indian Wells gli è già successo due volte, prima con Kyle Edmund, oggi con l’emergente polacco Hubert Hurkacz. Da parte mia, in tribuna stampa, trovo affascinante assistere a dinamiche tecnico-tattiche simili al tennis amatoriale applicate al massimo livello da un fenomeno senza eguali in questo sport. Come quando in terza categoria hai di là il ragazzino che ti han detto essere forte, tu non hai idea di come stia in campo, e allora sperimenti, mettendolo alla prova nei primi game del match. Fino al 2-2 nel primo set Roger ha fatto esattamente questo, variando il palleggio, proponendo con scientifica attenzione ogni genere di palla e di rotazione sui fondamentali di Hubert. Vediamo un po’ come gestisci di dritto e di rovescio le traiettorie piatte, i top-spin, gli slice, come ti muovi in avanti, come rispondi. Poi, capito l’andazzo, nel quinto game Federer ha affondato un paio di botte (splendida una risposta vincente di dritto), ha brekkato, e praticamente il set è finito lì.

La tendenza a giochicchiare un po’ troppo tipica del Roger di questi tempi è rimasta, qualche rischio eccessivo corso invece di “ammazzare” sportivamente l’avversario, qualche punto lasciato alla battuta che può sempre complicarti la vita (vedi decimo game, quando per chiudere il primo parziale si è fatto trascinare ai vantaggi). Se poi dall’altra parte della rete hai un tipetto tosto e molto pericoloso come il bravissimo Hurkacz, che le sue belle legnate col servizio e col dritto te le mette sempre, attacca spesso la rete, ed è pure dotato di buona sensibilità di mano (un passantino stretto in controbalzo, una volée smorzata di rovescio per esempio sono state gran cose messe a segno), meglio che tu stia attento.

Il pubblico è quello delle grandi occasioni, d’altronde è un bel venerdì di sole, spunta anche Bill Gates in tribuna VIP, guardandolo vicino a Larry Ellison (il proprietario della Oracle e di questo torneo), mi domando quanti miliardi di dollari ci siano in quei pochi metri quadrati. I due magnati del software, nel frattempo, ammirano Federer continuare nella sua buonissima partita, ben contrastato da Hubert, il giovanotto è uno vero, lo rivedremo spesso ai livelli che contano. Mi trovo abbastanza d’accordo con chi lo paragona – alla lontana, ma ci sta – a Tomas Berdych, le accelerazioni pulite e tecnicamente ottime le ha, unite a un fisico perfetto per il tennis moderno. Il secondo break per Roger, chirurgico, arriva sull’1-1, propiziato da un paio di errori del polacco, poi nel game successivo lo scambio della partita, una schermaglia ravvicinata a rete risolta con riflesso felino dallo svizzero che azzecca un pallonetto d’istinto, e chiude lo smash sul recupero di Hurkacz, siamo 3-1. Si divertono tutti, Hubert un po’ meno, ma sono partite, palcoscenici e avversari che rappresentano opportunità di crescita insostituibili per un giovane lanciato verso una carriera ai piani alti delle classifiche. Federer scherza nuovamente col fuoco sul 3-2, quando fronteggia palla break (la prima), e la annulla con lo scambio della partita numero due, salvandosi in difesa con una magia bassa in chop, e poi piazzando il passante vincente.

Nessun demerito per Hubert, ha fatto tutto quello che doveva, scendendo a rete con coraggio, bravi entrambi. Un’altra palla break per Roger poco dopo, si salva servendo benissimo Hurkacz, e gli ultimi brividi li concede Federer quando commette due leggerezze consecutive a rete al momento di chiudere la partita. Palla break per il polacco, risolta dalla battuta vincente esterna, e successivo 6-4 che significa semifinale per Roger.

Non perfetto lo svizzero, ma ancora troppo superiore alle nuove leve rampanti come Hubert. La sua parte l’ha fatta, vediamo chi lo raggiungerà tra Nadal e Khachanov. Inutile dire quale sia la speranza (giusta o meno) dell’intero mondo del tennis.

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