lunedì , marzo 25 2019
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Italia-Cina, Pettarin: “No a intese senza l’ok del Parlamento”

Sarà discussa entro la fine della settimana l’interpellanza con cui il deputato di Forza Italia Guido Germano Pettarin chiede al presidente del Consiglio di relazionare la Camera in merito ai motivi o gli intendimenti della condotta di governo in merito ai possibili investimenti di Pechino e di aziende cinesi nel porto di Trieste. Un argomento che soprattutto nelle ultime settimane ha suscitato reazioni non solo da parte di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, nonché degli industriali del Friuli Venezia Giulia e dei suoi cittadini, ma persino del governo degli Stati Uniti. “Ci aspettiamo che il governo riferisca al più presto al Parlamento italiano quale posizione ha intenzione di assumere davanti all’avanzata cinese e ai possibili investimenti di aziende cinesi nei porti italiani, in particolare a Trieste – argomenta il deputato – sarebbe doveroso che a deputati e senatori venga data occasione immediata di esprimere il proprio indirizzo operativo, e che il Governo non sottoscriva alcun documento impegnativo senza aver ottenuto uno specifico mandato dal Parlamento. Mi riferisco alla notizia ventilata di una bozza di intesa che dovrebbe essere firmata durante la visita di Xi Jinping, segretario generale del partito comunista cinese e presidente della repubblica popolare, il 20 e 21 marzo in Italia, assieme ad almeno 70 capitani di industria cinesi e di un eventuale memorandum impegnativo da sottoscrivere, invece, a Pechino in occasione del secondo forum sulla Via della Seta, a fine aprile”.

“La gran parte degli attori coinvolti, presidenti di regioni, Autorità portuali e nemmeno parte dei componenti del Governo più direttamente interessati, non conosce i contenuti di questi documenti”, prosegue Pettarin. “Ogni iniziativa che il governo intenderà assumere dovrà rientrare nel quadro di una strategia nazionale concordata e coordinata tra tutte le autorità coinvolte, in primis Regioni e Autorità portuali interessate, tenuto conto del ruolo che l’Italia riveste nell’Unione Europea e nello scacchiere strategico internazionale. Le aziende cinesi hanno già messo le loro mani sul porto di Ravenna, dall’anno scorso sede europea della Cmit Europe, società della compagnia statale China Merchants Group, e il sistema portuale di Venezia-Chioggia, scelto per favorire l’approdo di merci partite dal Pireo, che la Cina ha già trasformato nel suo primo porto sul Mediterraneo, ma la cui capacità non si sta dimostrando sufficiente ad assorbire tutto il traffico tra Cina e Sud Europa. Lo scorso settembre, il Ministro dell’economia si trovava in Cina dove, come evidenziato dalla stampa nazionale, tra gli obiettivi della sua missione vi era anche quello di piazzare una quota delle emissioni dei titoli necessari a finanziare il debito pubblico italiano. Non vorremmo che i porti italiani, quello di Trieste in particolare, finissero per rientrare in questo dubbio gioco”.

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