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La guerra europea per l ora legale

(foto: Joe Raedle/Getty Images)

Anche quest’anno, come ogni anno, ci sarà un giorno in cui dormiremo un’ora in meno ma ne acquisteremo una in più di luce. Il che, se non abbiamo appuntamenti la domenica mattina, significa solo ricordarsi di spostare un’ora in avanti gli orologi quando ci sveglieremo. L’appuntamento col cambio orario, da solare a legale, si rinnova nella notte tra sabato 30 e domenica 31 marzo.  

Ma perché ogni anno ci tocca questo rito? Non sarebbe meglio avere sempre i pomeriggi con un po’ più di luce? Probabilmente sì, ma non tutti in Europa sono d’accordo. Anche se, come vedremo, tutto fa pensare che un cambiamento sia vicino.

I motivi storici
Innanzitutto, una piccola parentesi riassuntiva. In Italia la chiamiamo ora solare e magari a molti potrebbe creare confusione: non si riferisce infatti al periodo estivo, associato al sole, mare, vacanze, bensì a quello invernale. E probabilmente nemmeno il termine ora legale ci aiuta a ricordare che si riferisce al periodo estivo. In effetti molti dei paesi che hanno adottato questa convenzione preferiscono usare il termine di orario estivo, O il più esplicativo daylight saving time. Quest’ultima accezione fa riferimento proprio al motivo per cui l’ora legale esiste: far risparmiare energia sfruttando la luce diurna.

A determinare le attività umane sono stati per lunghissimo tempo l’alba e il tramonto, però il loro manifestarsi varia nel corso dell’anno. A imporre una uniformità oraria convenzionale è stata da un lato l’innovazione tecnologica (la diffusione degli orologi e l’industrializzazione, in particolare legata alle ferrovie).

Dall’altro il coordinamento bellico e soprattutto il risparmio energetico per le esigenze di guerra. L’Italia e altri paesi europei adottarono l’ora legale nel 1916 proprio per questo motivo. Nel nostro paese questa scelta ha avuto periodi alterni, fino al 1965, quando è stata istituita definitivamente con un decreto legge.

Più luce o meno luce?
Attualmente tutti gli stati dell’Unione europea (più la Svizzera) adottano il doppio cambio annuale dell’ora. Ma se l’ora legale fa risparmiare, quella solare fa aumentare il consumo energetico? Risposta breve: sì. E quindi che senso ha portare avanti e indietro le lancette? Beh, non è solo una questione di risparmio dei consumi. Se alcuni giudicano positivamente più ore di luce la sera, altri biasimano mattinate più buie e fredde. Questo è ancora più evidente a seconda delle aree e della latitudine del territorio, dal Nord al Sud dell’Europa.

Su un punto però sembrano concordare tutti: il cambio dell’ora due volte l’anno è una vera e propria rottura di scatole, sotto molti punti di vista. Lo scorso 21 febbraio il parlamento europeo ha ascoltato l’opinione di Igor Šoltes, europarlamentare sloveno che ha presentato una relazione per sospendere i cambi stagionali dell’ora.

“Nella mia relazione la proposta è che il cambiamento di orario stagionale dovrebbe cessare entro il 2020”, racconta a Wired Igor Šoltes. “Gli stati membri hanno dichiarato di aver bisogno di tempo sufficiente per poter adottare un approccio armonizzato e ben coordinato. Il comitato Tran, che è responsabile del documento, è concorde”. L’europarlamentare è quindi soddisfatto di come il parlamento europeo e i gruppi di lavoro abbiano reagito alla sua relazione.

Ma cosa significa abolire il cambio stagionale dell’ora? Fondamentalmente auspicare l’adozione dell’ora solare tutto l’anno, abolendo l’ora legale. La relazione di Šoltes cita infatti i risultati di un sondaggio svolto tra luglio e agosto 2018. La Commissione europea ha raccolto 4,6 milioni di risposte. L’84 % dei partecipanti risulta essere a favore dell’interruzione dei cambi semestrali dell’ora. A rispondere alla consultazione sono stati però soprattutto cittadini tedeschi, meno propensi al passaggio dall’ora solare a quella legale.

L’approccio di Šoltes sembra essere però più diplomatico. “Su questo argomento gli stati membri hanno posizioni molto diverse”, riconosce. “È anche importante sottolineare che gli stati possono decidere autonomamente. Pertanto ho introdotto un cosiddetto meccanismo di coordinamento”. In effetti c’è un’altra questione importante. Se ogni stato è libero di decidere cosa fare pur di abbandonare il doppio cambio orario annuale, si rischia un bel po’ di caos.

“L’obiettivo principale sarebbe di evitare qualsiasi patchwork orario nel mercato interno europeo”, auspica Šoltes. “È importante che gli stati membri abbiano un approccio armonizzato e coordinato per abbandonare il cambio biennale di orario per evitare qualsiasi interruzione del funzionamento dei mercato. Questo meccanismo di coordinamento dovrebbe rendere più facili le cose”.

Tradotto significa verosimilmente che chi sta spingendo per l’abolizione dell’ora legale cercherà di spingere anche gli altri paesi ad adeguarsi. Tuttavia la questione è ancora aperta e ci vorrà ancora del tempo prima di arrivare a una soluzione.

Un cambiamento non immediato
“Al momento sembra che il parlamento europeo dichiarerà la sua posizione rispetto all’abbandono del cambio stagionale dell’ora prima delle elezioni europee di maggio. Al contrario del Consiglio europeo (cioè gli stati membri)”, ci confida Igor Šoltes.

La legislazione Ue si può stabilire solo dopo il chiarimento delle posizioni sia del parlamento sia del Consiglio.”Pertanto, realisticamente ritengo che l’ultimo cambio dell’ora non avverrà quest’anno, ma forse l’anno prossimo. O anche dopo, visto che le elezioni europee si avvicineranno presto e che quindi il lavoro legislativo del parlamento europeo rallenterà un po’ per alcuni mesi”, conclude Šoltes.

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