venerdì , aprile 26 2019
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La «riserva» istituzionale

Uno spagnolo al posto di un portoghese. Sarà probabilmente l’attuale ministro dell’Economia del governo di Madrid, Luis de Guindos a diventare il braccio destro di Draghi alla Bce. La decisione finale arriverà domani ma i giochi sembrano fatti. Sono poche, infatti, le chance dell’altro candidato in pista, il Governatore della Banca centrale irlandese, Philip Lane. A far pendere la bilancia dalla parte della Spagna è l’asse Merkel-Macron. Ma, in realtà, chi conosce bene le regole dell’eurodiplomazia, considera di fatto già cominciata anche la guerra per la successione di Draghi, venti mesi prima della sua naturale scadenza, ad ottobre del 2019. E quello che succederà nei prossimi mesi fra Bruxelles e Francoforte avrà forti riflessi anche in Italia. La lunga stagione di Draghi alla Bce ha coinciso con una politica monetaria fortemente espansiva che, di fatto, ha aiutato i Paesi più deboli tenendo bassi i tassi di interesse. Una strategia che ha fatto infuriare il Governatore della Banca centrale tedesca, Jens Weidman. Proprio l’uomo che la Merkel vedrebbe invece molto bene a Francoforte sulla poltrona di presidente. E sono molti a sospettare che, dietro l’appoggio di Berlino a De Guindos, ci sia il futuro sostegno di Madrid al candidato della cancelliera. Se la guida della Bce passerà nelle mani del «falco» tedesco, le cose per l’Italia potrebbero mettersi abbastanza male. Una nuova stretta monetaria spingerebbe al rialzo i tassi con un immediato riflesso sugli interessi che paghiamo sul nostro debito pubblico. Inoltre, l’arrivo di Weidman, rischierebbe di chiudere ogni spiraglio su un’applicazione più morbida e flessibile dei trattati di Maastricht.Lo scenario economico, mai come questa volta, si intreccia con quello politico. Mario Draghi è già oggi una delle «riserve» del nostro Paese. E potrebbe giocare presto un ruolo di protagonista anche a Roma, incassando di fatto il dividendo di consensi che si è conquistato durante i suoi anni alla Bce. Non a caso, tutte le volte che c’è una crisi di leadership, il suo nome viene riproposto. Certo, l’ipotesi di un governo del presidente, guidato proprio da Draghi, è remota. Ed è stata seccamente stoppata anche dal Quirinale. Ma l’appuntamento con i Palazzi della politica è solo rimandato. E non pochi sono pronti a scommettere che, prima o poi, il destino del super-governatore ricalcherà quello di un altro grande banchiere centrale, Carlo Azeglio Ciampi, diventato prima premier e poi presidente della Repubblica. Un fatto è certo: il grande risiko è ufficialmente cominciato.

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