domenica , giugno 24 2018
Home / Politica / Lavoro nero: “Reggio Emilia prima in regione per irregolarità”
Lavoro nero: “Reggio Emilia prima in regione per irregolarità”

Lavoro nero: “Reggio Emilia prima in regione per irregolarità”

REGGIO EMILIA – “Emergono dati allarmanti in Emilia Romagna a fare da contraltare alla litania del milione di posti di lavoro creati nel Paese, che il Pd oggi con il Jobs Act, e qualcun altro prima, ci propinano da tempo”. Parole e musica di Giovanni Paglia e Maria Cecilia Guerra, candidati alle prossime elezioni nel collegio plurinominale di Reggio Emilia, Parma e Piacenza per Liberi e Uguali.

In questo contesto, “apprendere che la provincia di Reggio Emilia risulti al primo posto in regione tra quelle con il maggior tasso di irregolarità accertate (74%), con un grosso picco nel manifatturiero, rappresenta un brutto colpo, cui la politica ha il dovere di rispondere” aggiungono.

“Tra irregolari – dove come Emilia Romagna risultiamo al terzo posto in Italia – e contratti fasulli, dove siamo al quarto posto per subappalti illeciti e somministrazioni fraudolente di manodopera con cooperative spurie; o ancora, considerando i 1065 lavoratori rilevati dagli ispettori nel comparto lavorazione carni del Modenese, per finire con i 3279 lavoratori in nero tra edilizia, trasporto, manifatturiero e commercio; abbiamo dati che ci danno la misura di una situazione gravemente fuori controllo nella nostra regione: frutto di politiche miopi ed errate portate avanti in questi anni a livello nazionale, che hanno innescato inevitabili ricadute locali”.

In tali situazioni, ovviamente, “oltre al problema dell’illegalità evidenziamo anche un serio problema legato alla sicurezza sul lavoro poiché trattandosi di lavoratori invisibili, questi sono più soggetti a malattie e infortuni non riconosciuti e non retribuiti. Bisogna capire anche quanti, fra i nuovi posti di lavoro, sono irregolari o illegali. Il panorama più roseo stima che nel 2017 su dieci nuovi posti di lavoro creati nove siano a termine.  I contratti part-time sono aumentati ancora: non si guadagna abbastanza per sopravvivere”.

Le politiche del lavoro, a partire dal Jobs Act, “hanno reso più precario il lavoro; come se non bastasse, il Jobs Act ha depenalizzato l’intermediazione illecita di manodopera rendendo così più facile l’insediarsi dello sfruttamento. Il nostro programma prevede in primo luogo la cancellazione della giungla delle forme contrattuali precarie reintroducendo l’obbligo della motivazione per i contratti a termine o in somministrazione e una centralità del lavoro a tempo indeterminato”.

Inoltre, “vogliamo la reintroduzione dell’articolo 18, la cancellazione del Jobs Act e della legge Biagi, il ripristino del reato di somministrazione fraudolenta di manodopera: tutte misure che ridanno dignità, prospettiva e futuro ai lavoratori per ripartire da un lavoro stabile e di qualità. Inoltre, intendiamo investire maggiormente sull’Ispettorato del lavoro fornendo tutti gli strumenti necessari a monitorare e contrastare la vera e propria piaga del lavoro nero”.

Leggi Anche

La Turchia spera nella svolta Ecco i sei sfidanti di Erdogan - Il Giornale

La Turchia spera nella svolta Ecco i sei sfidanti di Erdogan – Il Giornale

Sotto casa di Meral Aksener, un cartello dice «bentornata a casa, cara». Selahattin Demirta, dell’Hdp, …