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Le banche centrali sosterranno il ciclo. Bene l’azionario

“Il rallentamento del ciclo economico globale è evidente, soprattutto negli Usa e negli emergenti ma non ci sarà una recessione a breve”. Questo è in sintesi il mid-year market outlook 2019 presentato a Milano, nella sede di BlackRock, da Bruno Rovelli chief investment strategist Italia. A che cosa è dovuto questo rallentamento? “Essenzialmente è legato a due fattori: il restringimento monetario fatto dalla Fed lo scorso anno che filtra lentamente nel sistema economico e il secondo, quello più rilevante nell’ottica di lungo termine, rappresentato dalle tensioni commerciali che sono diventate più concrete: le tariffe sulle importazioni cinesi sono salite due volte, l’ultima a maggio, e questo sta avendo un impatto diretto e uno indiretto”.

“L’aumento delle tariffe – spiega Rovelli – è come se fosse simile a un aumento dell’Iva o della tassazione sul settore corporate. Ma è l’effetto indiretto a preoccupare di più visto che il settore corporate ha sempre più difficolta nell’allocare gli investimenti. Un effetto che, a cascata, sta colpendo il settore manifatturiero globale. In questo quadro economico, che appare essenzialmente deteriorato, è fondamentale il rigiro della politica monetaria nei Paesi sviluppati e fiscale in Cina. Ci aspettiamo che sia la Fed sia la Bce adottino un allentamento monetario. Possiamo discutere sulla capacità delle banche centrali di stimolare il ciclo economico globale, ma sicuramente una politica monetaria più accomodante può sostenere i mercati finanziari”.

Da punto di vista della visione di mercato “questo ci porta a sostenere che gli azionari avranno performance positive. La reazione monetaria e quella fiscale in Cina sarà sufficiente a stabilizzare il ciclo economico globale. Inoltre le obbligazioni governative sono oggi molto care e questo fa si che le altre asset class tornino ad avere delle valutazioni decenti. La conclusione è quella di rimanere sovrappeso sulle azioni ma di ridurre un po’ l’esposizione”.

Geograficamente “preferiamo il mercato americano che è il più caro ma anche quello che ha più qualità. L’Europa l’abbiamo riportata neutrale: visto che il rallentamento ha lasciato spazio a una stabilizzazione. Siamo più cauti sull’emergente dove eravamo sovrappeso, questo perché, nel lungo termine, la frammentazione delle catene produttive globali ha delle conseguenze negative sul settore manifatturiero, soprattutto in Asia. Siamo abbastanza positivi sull’America Latina che è meno impattata dalle guerre commerciali”.

“Sul fronte obbligazionario – continua – siamo sostanzialmente un po’ in riduzione del peso del governativo, soprattutto americano, mentre le obbligazioni governative europee pensiamo siano supportate da una Bce che continuerà ad essere accomodante anche dopo la scadenza del mandato di Draghi. Simo positivi sul debito emergente, perché in un ciclo economico del genere tutto ciò che è carry offre rendimenti importanti. In più questa asset class dovrebbe continuare a beneficiare della politica monetaria ferma o espansiva”.

Tornando sul rischio recessione Rovelli sostiene che “il fattore che potrebbe far terminare questo ciclo è una recrudescenza della guerra commerciale. Ma non è una cosa immediata visti i passi avanti fatti nel corso del G20 di Osaka e l’avvicinarsi delle elezioni americane del 2020 che giocano a favore del confronto tra Cina e Stati Uniti”.

Ultimo capitolo toccato dal chief investment strategist è quello relativo all’Italia, la cui crescita economica rimane “anemica con politiche economiche non sufficienti a rivitalizzarla. Nonostante ciò i fondamentali del credito sono buoni, i migliori degli ultimi 20 anni”. In conclusione “vi è una situazione di sospensione favorita però dalle banche centrali diventate più accomodanti”.

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