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Le celebrazioni pasquali in Abruzzo

Come in tutte le regioni italiane, anche in Abruzzo la Pasqua è caratterizzata da eventi tradizionali legati alle celebrazioni religiose. Processioni, manifestazioni e rappresentazioni legate alla Passione e alla Resurrezione, vengono vissute in solennemente ed attirano numerosi visitatori grazie alla suggestione degli eventi.

Da ricordare la commuovente processione della “Desolata”, risalente alla metà del XIII secolo, che si svolge a Teramo e la suggestiva celebrazione sempre del Venerdì Santo di Chieti, di origine medievale. Durante il mercoledì precedente ed il successivo venerdì, nel borgo di Gessopalena, frazione di Chieti, la passione viene raccontata in quadri viventi e, sempre nella stessa provincia, il martedì seguente ad Orsogna, si svolge la “Festa dei Talami”, durante la quale si celebra la Madonna Nera con una sfilata di carri che rappresentano scene tratte dalle Sacre Scritture. A Pianella, invece, in provincia di Pescara, nel giorno di Pasqua si rinnova la tradizione del “Bongiorno”: cantori e suonatori in costume medievale girano per le strade del paese, portando, con ironici versi in rima, un saluto ai cittadini. Da citare inoltre, anche la manifestazione pasquale più antica e celebre della regione: “La Madonna che scappa”. Questo evento, che si svolge a Sulmona durante la mattina di Pasqua, è caratterizzato dalla statua della Madonna che, portata a spalla, “corre” attraverso la piazza principale della città fino a ricongiungersi con la statua del figlio risorto.

Di notevole interesse anche la tradizione culinaria abruzzese che in questo periodo propone magnifici piatti dall’alto valore simbolico. Iniziando dai rustici, come non citare i fiadoni? Essi sono popolari per la loro forma a raviolo. L’origine del fiadone risale al Rinascimento, nel periodo in cui il cuoco, Cristoforo di Messisburgo lavorava alla corte d’Este, a Ferrara. Messisburgo cita per la prima volta il fiadone nel suo libro “Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande” (1557). Come ha fatto ad arrivare in Abruzzo e radicarsi come tradizione regionale?
La risposta è in un ingrediente che Messisburgo richiedeva per la preparazione, un ingrediente reperibile soltanto in Abruzzo: lo zafferano. E’ in questo modo che la ricetta ha viaggiato e si è stabilita definitivamente, e con diverse variazioni nel tempo, in Abruzzo, scomparendo poi dalla sua terra d’origine. Per la pasta sono sufficienti farina, uova e sale, mentre per il ripieno basta mischiare le varietà di formaggio preferite con, di nuovo, uova ed un pizzico di sale. Il menù di Pasqua, continua con del brodo con cardone e polpettine, e timballo. Il brodo con il cardone è chiamato in questo modo perché per realizzarlo viene usato il cardo, una pianta appartenente alla famiglia dei carciofi. Nonostante sia spesso legato alla tradizione natalizia, in molti lo ripropongono durante le feste pasquali. Il timballo è la versione abruzzese della celebre lasagna. Ancora una volta, le ricette variano a seconda dell’area e del modo in cui sono state tramandate: troviamo un timballo fatto di scrippelle(fritattine sottilissime) e pallottine di carne a Teramo, oppure composto da sfoglie, o da pasta secca al forno ricoperta da un guscio di pasta frolla o sfoglia. I puristi del timballo affermano che quello vero abruzzese sia il teramano, realizzato con le scrippelle e le polpettine di carne. Qualunque sia l’originale, del timballo esistono molte versioni, tra cui anche alcune in bianco con macinato, carciofi e zucchine.

I secondi piatti pasquali includono generalmente la presenza di agnello, che sia alla brace o sotto forma di “agnello cace e ove”, piatto che arriva dall’antica tradizione pastorale abruzzese ed è il perfetto connubio di agnello, formaggio pecorino abruzzese, e uova, le regine della pasqua.
Dopo rustici, primi e carne è il turno del dolce! In Abruzzo, il dolce pasquale tradizionale assume le due forme diverse di pupa e cavallo.

La pupa ed il cavallo sono il cuore della cultura pasquale abruzzese, non tanto per la loro ricetta, essendo essenzialmente semplici paste frolle, ma per il valore storico, tradizionale e sentimentale che rivestono. La storia di pupa e cavallo prende due strade diverse che vanno in una direzione religiosa o pagana. La tradizione religiosa vuole che la rottura dei biscotti nel giorno di Pasqua stia a ricordare il momento in cui Gesù spezzo il pane durante l’ultima cena per condividerlo con gli apostoli, simboleggiando lo stesso gesto di amore.

Il rito pagano, invece, fa risalire la nascita di pupa e cavallo al 1800, in occasione delle feste ufficiali di fidanzamento dei futuri sposi. Il fidanzamento veniva celebrato con la presentazione pubblica della coppia alle rispettive famiglie, ed in questa occasione, in segno di consenso all’unione, ci si scambiavano rispettivamente dolci a forma di cavallo per la famiglia della futura sposa, a forma di pupa per quella del futuro sposo.
Tradizionalmente, la pupa ed il cavallo venivano preparati il Giovedì Santo dalle nonne, ed in mancanza delle uova di cioccolata, regalati rispettivamente a nipotine e nipotini.

Quasi sempre pupa e cavallo contengono un uovo intero, sodo o crudo, che spunta dal loro “centro”, attaccato tramite due strisce di pasta incrociate: l’uovo ha un valore simbolico che si narra richiami all’augurio di fertilità, unione o rinascita.

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