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Milla Jovovich e le leggi contro l’aborto negli Usa: «A me è successo due anni fa, è stato terribile»

Fiora, spiega lei stessa, aveva scelto di non raccontare. Lo fa mentre anche altre attrici si mobilitano nella protesta contro le nuove e più restrittive norme sull’aborto approvate in questi giorni negli Stati Uniti.

L’Alabama ha approvato la norma che di fatto vieta l’interruzione di gravidanza anche nei casi di stupro e incesto, e lo consente solo se la futura madre è in pericolo di vita, in Georgia il governatore ha firmato la norma che vieta l’aborto oltre la sesta settimana, ovvero quando è possibile rilevare il «battito cardiaco» del feto. Milla Jovovich scende in campo, e lo fa in un post in cui racconta la sua di esperienza.

«Non mi piace fare politica – esordisce l’attrice 43enne nel messaggio postato su Instagram – I nostri diritti come donne ad avere un aborto sicuro, sono di nuovo a rischio. Il governatore della Georgia ha firmato un disegno di legge che bandisce tutti gli aborti dopo le sei settimane, anche nei casi di stupro o incesto».

Prosegue Milla che poi racconta: «Io due anni fa ho dovuto sottopormi a un’interruzione di gravidanza d’urgenza. Ero incinta di quattro mesi e mezzo e stavo girando nell’Est Europa.

Ho dovuto restare sveglia durante tutta la procedura. È stata una delle esperienze più terribili della mia vita.

Ho ancora incubi a riguardo. Ero sola e senza nessun aiuto.

Quando penso che altre donne possano doverlo fare in condizioni ancora peggiori, e questo a causa di una legge, mi si rivolta lo stomaco» dice l’attrice. «Io sono precipitata in una spirale di depressione e ho dovuto lavorare duramente per uscirne.

Mi sono isolata da tutti, ho cercato di mantenere la forza solo per i miei figli. Per fortuna sono riuscita a ritrovare la strada, senza far ricorso ai farmaci, ma il ricordo di quello che ho passato e di quello che ho perso mi accompagnerà fino al giorno in cui morirò».

«L’aborto – conclude Milla – è un incubo. Nessuna donna lo vuole vivere.

Ma dobbiamo batterci perché i nostri diritti siano preservati e per avere garantita un’interruzione di gravidanza sicura, se ne abbiamo bisogno. Non avevo mai voluto parlare della mia esperienza.

Ma non posso più stare in silenzio» .

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