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Non è mai il momento giusto per lo ius soli

Non è mai il momento giusto per lo ius soli

Poi Renzi ha perso il referendum, al governo è arrivato Gentiloni e le priorità sono diventate altre. La legge elettorale soprattutto, per andare al voto prima. Parlamentari e associazioni hanno addirittura lanciato una campagna di sensibilizzazione per riportare il tema della cittadinanza al centro del dibattito. L’arrivo del ddl a Palazzo Madama, dopo un anno e sette mesi in Commissione, era stato finalmente calendarizzato per lo scorso 15 giugno. Anche se, per dirla tutta, il Pd era pronto a sacrificare la “stagione dei diritti” sull’altare della convenienza politica e del voto anticipato d’autunno.

Ma dopo l’implosione della discussione sulla legge elettorale, il ddl è riemerso dalla polvere. Proprio in concomitanza con l’aumento degli sbarchi sulle nostre coste. Dai Cinque stelle agli alfaniani, senza dimenticare la Lega, si è levato il coro de “le priorità sono altre”. Gentiloni ha preso tempo. I numeri in Senato mancavano. Si era ventilata l’ipotesi di mettere la fiducia sul ddl. Ma questo temporeggiare avrebbe fatto perdere al Pd mezzo punto a settimana, avrebbe detto Renzi. Due punti al mese lasciati indietro dai Dem. E con la maggioranza a Palazzo Madama solo sulla carta, alla fine è toccato a Gentiloni affossare la legge sullo ius soli, escluderla dall’agenda estiva del governo e rimandarla a settembre. Come un ripetente. «Tenendo conto delle scadenze non rinviabili e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza, non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl prima della pausa estiva», si legge nella nota di Palazzo Chigi. «Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane».

Lega e Forza Italia brindano. Con il rischio però che, con la riapertura della campagna elettorale autunnale, tra settembre e ottobre il clima diventi esplosivo. E anche la promessa degli alfaniani di votare lo ius soli, con il fresco di settembre potrebbe venir meno. L’ipotesi che la legislatura aperta con le migliori aspettative (nel 2013 c’era persino un ministro all’Integrazione) si concluda con un nulla di fatto c’è eccome. Si potrebbe andare ancora una volta alle politiche senza permettere ai figli degli immigrati di diventare cittadini, e quindi di votare. Ma forse certe cose Salvini, Di Maio e Alfano non le direbbero, se alle elezioni votassero anche loro.

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