domenica , maggio 26 2019
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OttimISMo e record

Commento giornaliero di recce-d.com

 

Proprio venerdì scorso l’indice della Borsa di New York, lo Standard Poor’s 500, ha superato la soglia psicologica di 2.900 punti, e noi investitori siamo costretti a domandarci se questo livello, molto vicino al record assoluto, è spiegato da fattori legati all’andamento dell’economia, oppure se fino ad oggi sono prevalse le componenti psicologiche.

Alcuni osservatori attribuiscono per intero il “merito” di questo recupero pressoché totale alle dichiarazioni delle Banche Centrali, mentre altri osservatori anticipano un miglioramento dei dati economici in primavera.

Recce’d questa settimana dedicherà i propri contributi al secondo dei due temi: è giustificato attendersi una “primavera” dell’economia”, dopo un semestre di dati sempre e costantemente in calo? Ha ragione il Fondo Monetario, che proprio la settimana scorsa ha rivisto al ribasso le proprie previsioni, oppure hanno ragione quelli che, sui mercati, si aspettano dati in miglioramento da qui in avanti?

Vedremo insieme quale è la realtà dei fatti, e a quali dati fare affidamento. Ad esempio, pochi investitori conoscono la differenza tra “indici anticipatori” e dati reali: eppure, si tratta di una differenza fondamentale, specie in fasi di altissima incertezza come questa. Il tema è attuale perché quindici giorni fa, come tutti avranno notato, sui mercati c’è stato un (improvviso) recupero di ottimismo proprio nel weekend, provocato prima dai dati cinesi pubblicati domenica 31 marzo, e poi alimentato il lunedì successivo dai dati USA per il settore manifatturiero. Nel primo caso, si trattava di un indice detto PMI, e nel secondo un indice detto ISM. Sarà quindi utile chiarire che questi due indici sono indicatori di sentimento, di fiducia, numeri che si ricavano da questionari inviati alle Aziende. Non si tratta quindi di dati reali, ovvero di hard data, bensì di previsioni, aspettative ed opinioni.

Every month begins with a raft of surveys of purchasing managers from across the world. These manufacturing-based surveys tend to ask the best questions for gauging the strength of the economy, and their format allows direct comparisons between countries and sectors. They are considered “soft” data, but little else moves markets as much. That is in large part because data on manufacturing offers as good a leading indicator of economic growth — or lack thereof — as anything else. These surveys are generally diffusion indexes, meaning any number below 50 is supposed to show contraction and any number above 50 marks expansion. (…) Every recession since 1960 has been preceded by a sharp drop in the ISM below 50, with the sole exception being in late 1973, when the oil embargo suddenly pitchforked the U.S. into recession. As the chart shows, the ISM had begun to look ominous for the U.S., dipping sharply in recent months. So a rise to above 55 on Monday, which was better than many expected, was a good reason to cheer up. The details reveal that new orders rose while inventories subsided. This is another classic positive signal: This news followed a surprising recovery in similar numbers for China, although the Chinese economy still appears to be in far weaker health than the U.S., and new export orders have only started to rebound. Fears of a fresh Chinese downturn, which would have major U.S. repercussions, played a big role in the loss of economic confidence in the U.S. in recent months.

 

Fonte: BBG

 

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 15 aprile 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

Questa settimana entrerà nel vivo la stagione delle trimestrali negli USA
Vedremo in settimana una serie di dati macroeconomici di grande interesse
Nel weekend anche Draghi si è occupato del tema della indipendenza delle Banche Centrali
SEZIONE L’OPERATIVITA’    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo ancora della prossima stagione delle trimestrali in aprile, in particolare negli Stati Uniti
SEZIONE L’ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana la politica monetaria della BCE ed il settore delle banche in Europa

 

La titolarità dell’analisi che qui riportiamo è dell’autore della stessa, e l’editore – che ospita questo commento – non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà

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