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Parma: La storia della bigiotteria italiana a Mercanteinfiera

Parma: La storia della bigiotteria italiana a Mercanteinfiera

“Tiffany…E’ una meraviglia, vero? Capisci cosa intendo quando dico che niente di brutto può accaderti qui?”. I gioielli sono sempre stati i seducenti evocatori di un “sogno”. Quello “romantico” di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, quello “sfacciato” di Marilyn Monroe in “Diamonds are a girl’s best friend” e molto prima quello della nascente borghesia post-Unità d’Italia, che  ambiva al proprio riscatto sociale  anche tramite il bijou, ovvero la bigiotteria.

Nata come imitazione della gioielleria, democratica perchè alla portata di tutti, originale per l’ampia gamma dei materiali impiegati, raffinata per la grande abilità artigiana, la bigiotteria  in Italia raggiunse livelli prestigiosi anche grazie alla scoperta del “placcato oro”, inventato da Giulio Galluzzi a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, addirittura nel 1882. 

Ed è il bijou il protagonista di “L’Oro Matto e il gioiello-fantasia nella prima metà del Novecento”, (Pad.4) la collaterale che aprirà la prossima edizione di Mercanteinfiera (25 febbraio – 5 marzo) alle Fiere di Parma. L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore (unico museo italiano dedicato alla bigiotteria), è curata da Bianca Cappello storica e critica del gioiello e da Letizia Frigerio, Direttrice del Museo. Un viaggio nella creatività e nel design che si inserisce all’interno del noto appuntamento internazionale di antiquariato, design e collezionismo vintage.

Oltre 100 pezzi realizzati in «placcato oro», in leghe metalliche, materiali plastici, paste di vetro, finto corallo, finti rubini, finti diamanti. Tutto finto, dove a brillare sono la precisione dell’esecuzione e la fantasia degli accostamenti. Un intreccio di stili e tecniche in un percorso in bilico tra moda, arte e design, che oltrepassa i confini dell’estetica restituendo, anche attraverso immagini e documenti dell’epoca, 60 anni di storia d’Italia

I bijou hanno accompagnato gli italiani negli anni della Belle Epoque, nel dramma della guerra, per riprendersi, divertenti e geniali, negli anni della dolce vita. Un viaggio che a Mercanteinfiera inizia con gemelli da polso e sautoir in preziose perle di vetro murrino  stile Grande Gatsby di moda nei primi del 900;  spille a “trina” di gusto edoardiano  accostate a quelle degli anni ’20, ispirate dai personaggi dei fumetti come il Signor Bonaventura o il neonato Micky Mouse. E se l’Italia coloniale è declinata nei bracciali e nelle spille di ispirazione africana, il periodo fascista è segnato dai richiami all’iconografia del regime e alle sue vantate glorie. 

Negli anni ’40 la bigiotteria, guarda all’alta moda e alla gioielleria riproponendo il “leone” della collezione Circus di Elsa Schiaparelli del 1938 e il famoso “oiseau en cage” (uccellino in gabbia) di Cartier disegnato da Jeanne Toussaint nel 1940 in occasione dell’occupazione di Parigi dai nazisti. Perchè l’alto artigianato, così come l’arte, serve a comunicare emozioni e sentimenti.  


Ancor più che l’alta oreficeria, la bigiotteria accompagna le evoluzioni del tempo. Così in mostra compaiono anche le collarette nate per esaltare le generose scollature degli abiti da cocktail, le spille in strass ideali a segnare gli esili giri-vita e la copia coeva della sontuosa collana che Richard Burton comprò da Bulgari per Liz Taylor nel 1964 rendendo il sogno di un décolleté unico, alla portata di ogni donna.

A chiudere la mostra la produzione degli anni ’60 del boom economico, firmati da Ornella Bijoux per Biki, (sarta milanese che ha plasmato l’eleganza della Callas), da Emma Caimi e Carla Pellini, da Ottavio Re e Giuliano Fratti, tra i maggiori bigiottieri italiani di metà Novecento. 

E il racconto, quasi naturalmente, scivola verso la seconda collaterale in programma a Mercanteinferia. “ll mare sorride da lontano: dipinti, incisioni, manifesti e oggetti intorno all’immaginario del mare” (Pad.4). 

Con quali mezzi gli artisti lo hanno raccontato e come è giunto fino a noi il suo mito fatto di storie, tempeste e bonaccia, separazioni e ritorni? E come è divenuto luogo di vacanza, modificando il costume dell’Italia con un fenomeno sociale che ha plasmato per sempre il nostro modo di vivere?

Un percorso a tappe, ideato da Paolo Aquilini, Serena Bertolucci, Luca Leoncini, Laura Cattoni e Simone Frangioni del Museo di Palazzo Reale di Genova, che si snoda tra guide turistiche, abiti d’epoca, fotografie ed affiche pubblicitarie, per raccontare il mare come luogo dell’anima e di passioni. Come fu per Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi (1873-1933), l’ultimo inquilino di casa Savoia che abitò il primo piano nobile del Palazzo Reale di Genova. Noto soprattutto come grande esploratore e navigatore, il duca elesse Genova a sua residenza perchè commissionava le imbarcazioni, da lui stesso disegnate, ai cantieri navali di Sestri Ponente e di Voltri. Proprio In virtù della sua attività nautica nel 1906 fu acclamato presidente onorario dello Yachting Club di Genova, che gli dedicò il porticciolo.

Le collaterali vanno a completare un’offerta che a Mercanteinfiera si rivela come sempre ampia ed articolata. I 45.000 metri quadrati di superficie espositiva accoglieranno infatti le novità proposte dei 1.000 espositori presenti. Centinaia sono i buyer che hanno confermato la propria presenza (Stati Uniti, Francia, Germania, Argentina, Austria, Russia e Spagna i paesi più rappresentati).  

Nel volgere di uno sguardo, si potrà viaggiare dall’antiquariato più

prezioso (troumeau, porcellane, ebanisteria settecentesca), all’orologeria più prestigiosa (Rolex, Audemars Piguet, Vacheron Constantin, ecc..). Dagli arredi pop e di design agli oggetti più stravaganti come la sezione del melo appartenuto a Shakespeare fino al collezionismo vintage: oggetti iconici come i bauli Louis Vuitton, la kelly bag di Chanel o particolari borse-gioiello, veri e propri conversation pieces. Che nessuna donna assennata considererebbe mai effimeri.

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