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Pd, Zingaretti parte da Catania La vecchia guardia gioca alla pace

CATANIA – Fa il miracolo, Nicola Zingaretti. Lo fa venendo a parlare in una Catania dove il vecchio Pd ha dato un’immagine tra le più riottose di sempre, soprattutto quando a governo della città c’erano propio i dem. Il presidente della Regione Lazio sarà oggi alla Vecchia Dogana: una tappa di quella campagna per le primarie Pd a cui concorrono anche Maurizio Martina e Roberto Giachetti e che dovrebbe ridisegnare il partito dopo la doppia sconfitta del referendum costituzionale e del 4 marzo. L’AreaDem (Anthony Barbagallo),  la Nuova Sinistra (Angelo Villari, Concetta Raia e Luisa Albanella), i Progressisti (Gaetano Palumbo) e i LiberalPd (Enzo Bianco), saranno lì ad accoglierlo. In che modo non si sa ancora. Ma saranno lì, assieme: uniti dalla volontà di superare la stagione renzista e disegnare l’opposizione al governo giallo-verde.

Fa dunque il miracolo, Nicola Zingaretti. Sono lontane le dispute interne tra il sindaco della Primavera e l’anima più sensibile al mondo sindacale della segreteria catanese. Storia vecchia, sì. Ma non del tutto rimossa. Da qui a quando parlerà il candidato alla segreteria del partito, non è stato deciso il format dell’evento in programma oggi. L’idea iniziale era quella di far intervenire esclusivamente lui. Un segnale appunto di unità; ma c’è chi questa unità la vuole declinare al plurale. Ciò significa che a parlare ci saranno con molta probabilità tutti i capo-corrente etnei che lo sostengono. A partire da Enzo Bianco. E lì arrivano i mal di pancia. Sebbene fondatore del partito, la sua presenza sul palco – soprattutto dalla sinistra del partito catanese – è percepita come una imposizione. Una “imposizione romana”, suggerisce a microfoni spenti un dirigente locale del partito.

L’intesa tra l’ex primo cittadino e Paolo Gentiloni può valere come l’ennesima primavera politica di Enzo Bianco. Se le previsioni di chi crede che l’ex premier diverrà presidente dell’assemblea nazionale del Pd saranno confermate, il resto verrà da sé: compresa una rinnovata centralità di chi ha saputo lavorare proficuamente al suo fianco. Il miracolo di Zingaretti rischia però di suscitare l’ennesimo malumore. Perché la presenza al suo fianco di personalità riconducibili a Catania come a Roma alla primissima linea Pd, cioè a coloro che hanno una militanza tra i Ds e la Margherita, potrebbe adombrare la narrazione di una proposta chiamata al rinnovamento. I timori della sinistra del partito oscillano inoltre tra l’immagine del carro e quella del vincitore. Un’immagine da gestire con le opportune cautele. A quanto pare, però, i segnali che Zingaretti la possa davvero spuntare, stanno tutti nelle ultimissime adesioni alla sua campagna per il Nazareno.

Fa sapere via Facebook che ci sarà, Giuseppe Caudo. “Abbiamo il dovere di chiedere scusa alla nostra gente, io ho deciso di farlo con l’impegno verso un partito nuovo che guardi alle origini, alla sua storia, a nuove sfide dentro vecchi valori, per questo ho deciso di non stare a guardare e di sostenere chi sta provando a guardarsi indietro per non sbagliare in Futuro”. Il volto etneo del crocettismo si fa avanti e dice la sua. Dopo un lungo silenzio, Caudo c’è. Una decisione presa mentre a Roma il fratello Giovanni, ritenuto uno degli astri nascenti del centrosinistra, è riuscito a blindare il Terzo Municipio: uno dei bastioni politici tra i più strategici della Capitale. “Il nostro popolo, quello che riempiva le piazze d’Italia ha guardato altrove – scrive Caudo parlando della stagione renzista – ma se non siamo stati capiti certamente sbaglia chi pensa che é colpa della nostra gente. Abbiamo avuto la responsabilità di Dirigenti, dovevamo reagire con più forza e più coraggio a quello che stava accadendo”.

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