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Pedofilia, il Papa ammette: "La Chiesa l'ha affrontata un po' in ritardo"

Pedofilia, il Papa ammette: “La Chiesa l’ha affrontata un po’ in ritardo”

Corruzione da combattere, no alla politica piegata agli interessi di parte, testimoni di giustizia da tutelare con attenzione. E, sulla pedofilia, una pesante ammissione: “La Chiesa l’ha affrontata un po’ in ritardo“. Papa Francesco ha trattato le due questioni in due momenti diversi della sua mattinata. Con la Pontificia Commissione per la protezione dei minori presieduta dal cardinale Sean O’Malley, il Pontefice ha parlato degli abusi sessuali: “Lo scandalo dell’abuso sessuale è veramente una rovina terribile per tutta l’umanità, che colpisce tanti bambini, giovani e adulti vulnerabili in tutti i paesi e in tutte le società”. “Per la Chiesa – ha aggiunto Francesco – e’ stata un’esperienza molto dolorosa. Sentiamo vergogna per gli abusi commessi da ministri consacrati, che dovrebbero essere i più degni di fiducia.

La Chiesa ha affrontato questi crimini in ritardo e anche un solo abuso basta a condanna senza appello

“. Il Papa ha anche spiegato che chi ha commesso questo tipo di reati può effettivamente rivolgersi a lui per avere la grazia. Ma anche aggiunto: “Non ho mai firmato né mai firmerò una di queste”.

Commissione Antimafia – Nell’udienza alla Commissione Antimafia del Parlamento italiano, presieduta da iRosy Bindi, il Papa è entrato di nuovo nel merito delle questioni più “calde”: “Diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano. La corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione “normale”, la soluzione di chi è “furbo, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi. È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti. In fondo, la corruzione è un habitus costruito sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana, per cui va combattuta con misure non meno incisive di quelle previste nella lotta alle mafie”.

Politica piegata – E sulla politica piegata ai propri interessi, Francesco ha detto: “Quando ci si chiude nell’autosufficienza si arriva facilmente al compiacimento di sé e alla pretesa di farsi norma di tutto e di tutti. Ne è segno anche una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi. Si arriva, allora, a soffocare l’appello della coscienza, a banalizzare il male, a confondere la verità con la menzogna e ad approfittare del ruolo di responsabilità pubblica che si riveste. La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera invece per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno”.

Lotta alle mafie – “Non si può dimenticare che la lotta alle mafie passa attraverso la tutela e la valorizzazione dei testimoni di giustizia, persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze di cui sono state testimoni. Va trovata una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni. Sono molte le donne, soprattutto madri, che cercano di farlo, nel rifiuto delle logiche criminali e nel desiderio di garantire ai propri figli un futuro diverso – ha aggiunto – Occorre riuscire ad aiutarle, nel rispetto, certamente, dei percorsi di giustizia, ma anche della loro dignità di persone che scelgono il bene e la vita”.

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