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domenica , novembre 18 2018
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Province e vitalizi I nuovi fronti del duello Lega-M5s

Un colpo alle Province e uno alle Regioni. Lega e Cinque stelle, divisi su tutto, con la manovra si ritrovano a ingoiare rospi a vicenda. Ieri il M5s ha dovuto digerire con mal di pancia l’ennesimo Election Day di enti, le Province, che considera morti e sepolti, e che invece il Carroccio mira a resuscitare a nuova vita con un ddl ad hoc. La Lega dal canto suo ha dovuto mandare giù una norma che i pentastellati hanno voluto a tutti i costi nella manovra: una clausola che taglia i fondi alle Regioni, diverse leghiste, nessuna a guida M5s, che non si sbrighino a tagliare i vitalizi dei consiglieri regionali.

La riforma Delrio del 2014 che doveva accompagnare le Province fino alla scomparsa definitiva col referendum costituzionale, in realtà le ha lasciate sopravvivere, ma in un limbo. Ieri sindaci e consiglieri dei territori hanno votato il rinnovo di 27 Consigli provinciali e 47 presidenti. Un’elezione indiretta, senza voto da parte dei cittadini, come previsto dalla riforma. Comunque uno «sfregio», secondo i pentastellati, che hanno fatto della lotta ai costi della politica la loro bandiera. Non per il Carroccio, invece, che ha addirittura presentato un disegno di legge in Senato, firmato dallo stesso ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal collega all’Agricoltura Gian Marco Centinaio, che mira a «ripristinare la legalità costituzionale attraverso l’elezione diretta a suffragio universale del presidente e dei consiglieri della Provincia». Cioè a far tornare tutto come prima. Un incubo per i grillini.

La proposta è stata presentata prima della formazione del nuovo governo e non viene menzionata nel contratto gialloverde. Eppure il primo passo in quella direzione è comparso nella manovra, che prevede che gli enti debbano tornare «stazioni appaltanti» per i lavori pubblici dei Comuni. Un primo passo, appunto. La resurrezione definitiva potrebbe essere completata con un blitz tra i collegati alla legge di bilancio. Non gratis, ovviamente.

Il M5s risponde inserendo in manovra un taglio dell’80 per cento dei trasferimenti alle Regioni che non tagliano i vitalizi di presidenti e consiglieri regionali. Non si toccheranno, promettono, i fondi a sanità, scuole per disabili e altri servizi essenziali. Se il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, amministrate dal Carroccio, hanno già provveduto a prorogare i tagli alle pensioni degli ex, la Lombardia deve ancora procedere al rinnovo triennale della riduzione, pur essendo stata tra le prime a realizzarla nel 2014. E rischia la mannaia pentastellata.

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