lunedì , agosto 20 2018
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Rota (Fai-Cisl), sul caporalato la politica ascolti le istanze dei ...

Rota (Fai-Cisl), sul caporalato la politica ascolti le istanze dei …

“Abbiamo riscontrato condizioni disumane e di profondo degrado abitativo. Sono quelle in cui vivono decine di migranti per essere arruolati ogni giorno come manodopera illegale, una situazione nota e non certo l’unica in Italia. Siamo ancora più convinti dell’utilità della legge contro il caporalato: una svolta sulla sua completa applicazione, potrebbe ridurre drasticamente il fenomeno, e restituire dignità alle tante persone che lavorano in condizioni di totale sfruttamento nel nostro comparto agroalimentare”.

Così Onofrio Rota, Segretario generale della Fai Cisl, che insieme alla Fai pugliese si è recato oggi in visita in alcuni territori della provincia di Foggia noti per il fenomeno del caporalato agricolo. Tra questi, il ghetto chiamato “La Pista”, nel comune di Manfredonia.

“Le persone incontrate – continua il sindacalista – confermano quanto la Fai Cisl denuncia da anni. Ci hanno parlato di raccolta degli asparagi e piantumazione delle insalate per 3,50 euro l’ora, con turni di più di dieci ore. Il tutto nella totale illegalità. Eppure, in questa regione come in altri territori, esistono anche sperimentazioni avanzate che potrebbero diventare un modello, ma che non trovano evidentemente il sostegno che meritano dalla politica nazionale. C’è un urgente bisogno che il prossimo governo agisca, con i diversi ministeri competenti, affinché possa attivarsi la Cabina di Regia, prevista dalla Legge 199 per promuovere la stipula di convenzioni e misurare la coerenza dei comportamenti aziendali rispetto alla produzione agricola del territorio, nonché per relazionare ogni anno alle Camere con uno specifico monitoraggio. Si tratta di uno strumento che va realizzato in tutti i suoi aspetti, che assieme alla Rete del lavoro agricolo di qualità potrà incrementare la prevenzione del fenomeno”.

“La Fai Cisl nazionale – conclude Rota – è pronta a fare la sua parte. Vogliamo incentivare un confronto serio e pragmatico, insieme alle altre organizzazioni, con le istituzioni nazionali e locali, per porre fine a un fenomeno che ancora priva troppe persone dei più basilari diritti umani”.

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