mercoledì , settembre 19 2018
Home / Politica / Rubinato: «Pd torni alle origini. Flat tax? Sì, se fatta bene»

Rubinato: «Pd torni alle origini. Flat tax? Sì, se fatta bene»

Condividi

Nel Partito Democratico veneto qualcosa si muove. O meglio, fuori dal partito, ma su iniziativa di una sua esponente che in questi anni ha coltivato una peculiarità: quella di centrare ostinatamente la linea politica sull’idea di autonomia, ambendo addirittura a scipparla al suo attuale pontefice massimo, il leghista Luca Zaia. Stiamo parlando di Simonetta Rubinato, che dopo aver fatto il sindaco di Roncade e la parlamentare per dodici anni, oggi è tornata al suo lavoro di avvocato civilista. Ma senza mollare la politica. Tanto che «fra poco», anticipa senza scoprirsi, «partirà uno… strumento, un laboratorio civico che come primo compito avrà quello della formazione». Traducendo, un’associazione che vuole allargare lo spazio della sua attuale corrente tutta interna al Pd regionale, “Autonomia Dem”, che le permetterà di battere il territorio e reclutare nuove forze costruendosi una posizione più solida e, ça va sans dire, autonoma da un apparato in cui non trova posto.

NEO-VELTRONISMO
«Sono una radicale». Oibò, esordire così ci spiazza un po’, specie se ad autodefinirsi tale proviene dalle file della Margherita, erede del Ppi e della Dc. La Rubinato si spiega: «sui temi, intendo, e in particolare su uno: la riforma federale». Campa cavallo: l’unica, a metà e in gran parte inattuata, è stata fatta nel 2001 dal suo centrosinistra con la modifica del Titolo V della Costituzione, dopodichè il federalismo è via via scomparso dall’agenda di tutti i partiti, Lega compresa (che con Salvini è diventata nazionalista, lasciando a veneti e lombardi una trattativa post-referendaria con il governo per strappare condizioni di maggiore autogestione, che non equivale esattamente ad una rivoluzione federale dello Stato). Fra i suoi compagni, poi, ciaone proprio: chi ne parla più? «E invece il Pd nel 2007 con Veltroni nacque anche, cito testualmente, per “completare” quella riforma, e il mio stesso partito dovrebbe essere, secondo lo statuto, una “rete di partiti federati”».

DEMOCRAZIA DIRETTA
Ecco, dovrebbe. Ma così non è. «Fino a quando non sono stata defenestrata dalla direzione nazionale, ho continuamente posto il problema dei territori, ma purtroppo se non ti affili non vai da nessuna parte». La Rubinato vuol dire che non è l’area geografica la discriminante interna, bensì le correnti organizzate. Organizzate «non per filoni culturali e idee, ma per filiere personali di potere». Di qui candidature improvvisate, scelte clientelari, autoreferenzialità rispetto non solo agli elettori, ma anzitutto agli ormai sparuti militanti: non si può pensare di rappresentare la società se non hai più una base ampia di iscritti nei circoli. Il Pd deve tornare ad essere un’infrastruttura aperta alla partecipazione dei cittadini, rilanciando le primarie». In Veneto dopo le catastrofiche elezioni politiche una sola dirigente si è dimessa, la segretaria veneziana Scattolin, in polemica col centralismo e l’indifferenza dei vertici per ciò che avviene in basso. «Il mio partito è disconnesso con la periferia. Ma si figuri che lo statuto prevede anche la democrazia diretta». Che lei vedrebbe ben utilizzata ora per far decidere alla base che linea tenere sul governo. Come ha fatto la Spd in Germania: «certo, perchè no?».

EUROPA DELLE REGIONI
Tutto questo, comunque, guardando al dentro. Ma dal punto di vista del cittadino comune che magari il Pd lo votava e ora non lo vota più, a costui che gli si dice? L’ex parlamentare sostiene la ricetta del ritorno alle origini: «la classe media più protetta ha votato Pd, quella impoverita la Lega o il M5S. Ma promettere, come fa quest’ultimo, uno Stato più presente, è illudere i cittadini. Il reddito di inclusione l’abbiamo fatto noi, ma è troppo poco, e non è stato percepito. Abbiamo lasciato al centrodestra il tema fiscale, che era nostro fin dall’inizio. La flat tax, secondo Nicola Rossi, è una buona idea, se studiata per bene. Così com’è stata proposta, però, è irrealizzabile». E per forza, col “vincolo esterno” Ue-Bce con cui dobbiamo fare, alle lettera, i conti. «Guardi, il vero vincolo è coi mercati, a cui dobbiamo chiedere ogni anno di finanziarci 400 miliardi di euro di titoli di debito. Nell’Unione Europea le decisioni le prendono i governi, tranne che sulla politica finanziaria». Appunto. «C’é un gioco delle parti dei governi, che in patria contrastano quello che decidono loro stessi in Europa». Vie d’uscita? Quella classica europeista, in una variante più local: «cedere sovranità verso l’alto. E contemporaneamente riformare lo Stato centrale verso il basso». Insomma, un’Europa delle regioni anziché degli Stati-nazione? «Regioni con massa critica, sì. Bisogna pensare in ogni caso ad una governance più adeguata».

ANTI-ZAISMO? NO, GRAZIE
E’ chiaro dove si va a parare: a contendere alla Lega di Luca Zaia addirittura il primato sul suo core business, l’autonomismo. «Per la verità all’inizio, assieme al quesito per il referendum sull’autonomia, aveva proposto anche quello sull’indipendenza, palesemente incostituzionale. Ma, scusi l’autocitazione, sono stata io a far aprovare il comma 571 della legge di bilancio 2014 per far partire l’articolo 116 terzo comma della Carta, cioè quello che impone al governo di aprire il tavolo sull’autonomia entro 60 giorni da quando una Regione avanza richiesta. Nessuno nel Pd ha aperto bocca». L’ha aperta Zaia. «Quella volta disse che il mio emendamento era un”aspirina”. Nel 2015 ha vinto ma con solo metà dell’elettorato votante. Sono andati a votare molti di più per il referendum autonomista dell’anno scorso». Ecco dov’è lo spazio politico su cui arare, sembra dire la Rubinato. «Rubargli il terreno, dice lei? No, quel campo era nostro già prima. Il problema è nel centrosinistra che c’è la fobia di Zaia: come c’era l’anti-berlusconismo, ora c’è l’anti-zaismo. E in Veneto siamo troppo succubi delle direttive centrali, è proprio una deviazione mentale».

RENZI DA ROTTAMARE
La Rubinato, nel corso dell’intervista, cita più volte Veltroni. Ma Renzi non ne era una sorta di continuazione con altri mezzi e accenti? «Io all’inizio l’ho sostenuto, Renzi, perchè pareva riprendere il progetto originario del Pd. Ma poi la sua “rottamazione” si è fermata alle persone, e non al conservatorismo di sinistra», ovvero, per fare un esempio, «salvaguardare il posto di lavoro anziché la persona». Di qui l’autocritica sul Job’s Act: «è stato un provvedimento corretto, ma è mancata l’altra gamba, quella della formazione del lavoro». Il segretario nazionale si è impantanato: «non ha capito quel che è successo con la sconfitta al referendum costituzionale: c’è stata troppa differenza fra, come si dice, lo “story telling” e la realtà». Ora la priorità, Renzi o non Renzi, è «cambiare veramente la classe dirigente».

PRIMARIE!
Ivi compresa quella veneta, dove non hanno brillato il segretario vigente Bisato, l’ex segretario De Menech, per non parlare della ex capogruppo Alessandra Moretti (che la Rubinato sfidò alle primarie regionali). «De Menech?», sbotta, «quello che ha sfasciato il partito ed è stato premiato con la rielezione sicura? Vogliamo parlare di come si selezionano dirigenti ed eletti? Con un nuovo sistema per coinvolgere e far aumentare gli iscritti, cominciando col non strumentalizzare le primarie, cioè volendo fare una vera selezione, cosa che finora non si è fatta privilegiando solo il criterio della fedeltà. Voglio vedere ora se ci sarà una reazione degli iscritti, se ci sarà un congresso vero. Io intanto parto con uno strumento per dare rappresentanza al bisogno di autogoverno, aperto e non chiuso». Superando il limite della tessera, quasi a voler fare la “grillina” del Pd: «molti del M5S avevano stima di me in parlamento. Diciamo che voglio un partito realmente democratico e non oligarchico. Ma la mia impostazione, più che social, è popolare, da artigiana della politica».

Leggi Anche

Emma Petitti: “Avanti con l’autonomia regionale. Tornare alle …

L’articolo 116 della Costituzione, al terzo comma prevede l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di …