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Sblocca-cantieri resta al palo: Di Maio stoppa il Carroccio

Matteo Salvini ha beccato due porte in faccia sul decreto Sblocca cantieri. «Per me è pronto e quello che mi interessa è che arrivi presto in Consiglio dei ministri», ha ribadito ieri il vicepremier. Il primo stop è giunto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha smorzato gli entusiasmi. «Non arriverà questa settimana», ha dichiarato, perciò non sarà sul tavolo della prossima riunione a Palazzo Chigi. In serata su Twitter ha precisato la strategia. Domani «avrò incontri molto importanti con regioni, enti locali, parti sociali e l’Ance nazionale», ha scritto rimarcando che sarà «fondamentale e necessaria la sinergia tra i diversi attori in campo». Conte, ovviamente, afferma che si sbloccheranno molti cantieri.

Il secondo smacco è stato doppio: Di Maio non ha accettato la proposta di un vertice ad hoc e, in pratica, ha avocato a sé tutto il dossier, sottraendolo in parte anche all’evanescente ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che formalmente sarebbe incaricato della materia. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, infatti, ieri ha convocato per la prima volta i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e, tra le varie materie che saranno oggetto di confronto con le parti sociali ha inserito anche il decreto Sblocca cantieri oltre al ddl Crescita e a quello sul salario minimo. Il primo tavolo tecnico sulle infrastrutture partirà proprio oggi, con somma soddisfazione di Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Il combinato disposto del rinvio dell’esame dell’articolato e del rinnovato confronto con le organizzazioni sindacali fornisce l’esatta misura della parziale sconfitta di Salvini su tutto il fronte. E, soprattutto, pone nuovi interrogativi sulla possibilità di accelerare effettivamente la realizzazione delle grandi infrastrutture vista l’intransigenza dei Cinque stelle.

Conviene, perciò, analizzare alcuni dettagli tecnici per comprendere il problema politico. Il decreto sblocca cantieri si fonda su pochi capisaldi: un freno ai massimi ribassi d’asta, esclusione delle offerte anomale, meno burocrazia e limitazione dei ricorsi, una pratica che rallenta le opere pubbliche, di fatto bloccandole per anni. Sono, inoltre, previste maggiori tutele, infine, per i dirigenti della pubblica amministrazione che firmano gli atti di gara e che il Codice degli appalti ha finora messo in ambasce per i possibili riflessi giudiziari di ogni determinazione. Alcune di queste proposte potrebbero trovare posto in un ddl collegato, soprattutto relativamente alla riforma del Codice.

È palese che un simile modus operandi lascerebbe invariata la situazione attuale. Completa il quadro la netta contrarietà alla proposta del sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, che ha spinto per la nomina dei commissari ad acta per le grandi opere. Il cosiddetto «supercommissario», figura istituzionale dotata di maggiori poteri e generalmente nominata per le grandi emergenze di protezione civile, avrebbe i poteri necessari ad aprire i cantieri di fatto esautorando la struttura del dicastero di Porta Pia e, di conseguenza, il potere divieto pentastellato su tutte le grandi opere.

Questo stato di cose consente di comprendere l’insofferenza di Salvini che martedì scorso in Basilicata aveva manifestato il disaccordo con i pentastellati («Si può andare avanti solo con i sì»). «Il risultato rischia di essere lo stesso della Tav, con il trionfo della politica del rinvio che genera incertezza e tiene lontani i possibili investitori per l’Italia», ha osservato Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. «Il primo passo per sbloccare i cantieri è fare andare avanti quelli che già ci sono», ha chiosato il governatore Pd della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, le cui chance di rielezione aumentano proporzionalmente all’ammonticchiarsi di ambiguità leghiste sulla questione Tav. Assist inaspettati dall’avversario, praticamente un autogoal.

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