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Scoppia la rivolta nel paradiso dei turisti: stato d'emergenza nelle Maldive - Top Notizie
mercoledì , dicembre 19 2018
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Scoppia la rivolta nel paradiso dei turisti: stato d’emergenza nelle Maldive

Potrebbe sembrare una notizia di poca importanza quella che arriva dalle lontane Maldive, meta ogni anno delle vacanze di 100 mila italiani spesso ignari di trovarsi in un Paese sottomesso alle leggi della Sharia. Eppure questo arcipelago di 1192 isole con 26 atolli di corallo, pur avendo appena 400 mila abitanti si trova al centro di una violenta battaglia politica che mette a rischio una neonata tradizione democratica. E che può alterare gli equilibri tra la potente e vicina India e la Cina, che dal 2011 ha aperto un’ambasciata nella capitale di Malé per gestire i suoi investimenti, tra i quali si ipotizza ci sia anche la costruzione di una base navale.
 

Ieri il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza per le prossime due settimane, e il ministro della Giustizia ha annunciato che il governo non rispetterà un’importante sentenza della Corte Suprema che potrebbe causare la caduta del presidente in carica, Abdullah Yemeen, fratellastro del dittatore che per più di 30 anni governò senza rivali su queste isole. In tutta risposta, la Corte Suprema ha annunciato di voler mettere in stato d’accusa il presidente.  

 

 

Cosa succede dunque in questa settimana di fuoco alle Maldive? Giovedì scorso la Corte Suprema aveva emesso una sentenza choc chiedendo l’immediata liberazione di nove dissidenti e il ripristino dei seggi di 12 parlamentari fuoriusciti dal partito di Yameen per unirsi all’opposizione. Tra gli assolti, anche il primo presidente eletto dieci anni fa, Mohamed Nasheed, che aveva evitato il carcere adducendo motivi di salute ed esiliandosi a Londra. 

Ricevuta la notizia, l’opposizione è scesa in piazza a far festa, entusiasmata da un semplice calcolo: con il ripristino dei 12 parlamentari l’opposizione otterrebbe subito la maggioranza, togliendo la fiducia al governo, approvando l’impeachment di Yameen. Dal vicino Sri Lanka, l’ex presidente Nasheed ha annunciato d’essere pronto a ricandidarsi alle elezioni previste per ottobre, che Yameen contava di affrontare senza veri rivali. 

 

«Si risolverà tutto in fretta», ha promesso il presidente a una folla di sostenitori in piazza, «mi occupo io della Corte Suprema». Prima di tutto ha licenziato il capo della polizia che aveva indicato di voler rispettare la decisione della Corte Suprema, liberando i dissidenti e consentendo l’apertura della seduta parlamentare a Malé.  

Poi ha mandato i suoi sostenitori e la polizia in piazza a fronteggiare i manifestanti dell’opposizione: tre ore di guerriglia urbana con lancio di fumogeni, spray al peperoncino, idranti e bastonate. Sabato, ha licenziato in tronco anche il nuovo capo della polizia, cambiando due capi della polizia in tre giorni, forse un record mondiale. 

 

Poi ha cominciato a far arrestare alcuni parenti dei giudici della Corte, accusati di uno scandalo immobiliare, e sta facendo pressioni per rimuovere altri giudici e sostituirli con suoi fedeli. Il presidente ha fatto anche arrestare il capo di un dipartimento di amministrazione giudiziaria che stava per aprire un’inchiesta per corruzione nei suoi confronti.  

Yemeen ha infine mandato l’esercito a circondare il Parlamento, per evitare che l’opposizione possa riunirsi a votare per metterlo in minoranza e approvare l’impeachment, annunciando che le sedute sono sospese fino a data da annunciarsi e facendo arrestare due parlamentari dell’opposizione. Nonostante l’invito del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a rispettare la sentenza della Corte Suprema, e la sua richiesta di «trovare una soluzione allo stallo politico nel Paese attraverso colloqui a tutto campo, che le Nazioni Unite sono pronte a facilitare», la situazione è bloccata. 

 

Le isole già note alle cronache per avere mandato in Siria la più alta percentuale di foreign fighter per un Paese non arabo (almeno 200), si preparano ora ad affrontare giorni ancora più complessi, dopo un fremito di speranza democratica nato con la decisione della Corte Suprema, ora soffocata con tutti i mezzi disponibili. 

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