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Siracusa. Il suo mare una simbiosi vitale a partire dai Siculi

La vicinanza del mare è sempre stata, sin dall’antichità, di grande importanza per l’insediamento di una comunità. L’uso di abitare nei pressi o addirittura sull’acqua è infatti antico e tipico delle comunità con un tipo di vita legato a questo elemento.

Lo testimoniano i milioni di persone che vivono tuttora in Estremo Oriente su case agalleggianti o su palafitte (come a Shangai o ad Hong Kong), non solo per motivi di sopravvivenza o di opportunità, ma anche per uno stile di vita fatto di tradizioni e di ritmo naturale. In Vietnam, sul delta del Mekong si vive a riva, su barche o case galleggianti. E in Sudamerica, molteplici abitazioni affollano il corso del Rio delle Amazzoni costituendo l’unica strategia per salvare le stesse abitazioni che, sulla terraferma, finirebbero sommerse durante la stagione delle piogge.

A Belgrado tremila abitazioni galleggianti sono nate negli ultimi trent’anni, mentre in Giappone è ancora il mare a diventare protagonista come spazio edificabile: il noto architetto Kenzo Tange, recentemente scomparso, ha previsto che lo sviluppo di Tokio avverrà sul mare, progettando il nuovo centro della città prolungato per 18 chilometri sulla baia.

Ma è certamente in Olanda che l’evidenza delle case galleggianti colpisce per la sua tipicità: Amsterdam deve molto del suo fascino (così come d’altronde la nostra Venezia) a questo sodalizio tra esigenze abitative ed acqua.

Anche Siracusa è una città marinara dalle origini antichissime, storicamente nata dalle acque nelle quali oggi si specchia, e ancora per certi aspetti dipende dai doni di quelle stesse acque.

Nella zona del siracusano, la presenza dell’uomo paleolitico è documentata da alcune grotte costiere, nelle Cave di S. Cusimano, nei pressi di Megara Hyblea.

Il neolitico (3.000 anni fa) evidenzia forme di civiltà più evolute e la presenza di un popolo laborioso, la cui cultura in Sicilia fu caratterizzata da un fenomeno di migrazione di genti che dal Mediterraneo orientale si erano precedentemente insediate sulle coste orientali dell’Italia peninsulare.

Nel siracusano si sviluppò la “cultura di Stentinello”, dal nome del villaggio trincerato nei pressi di Thapsos (oggi completamente inghiottito dall’erosione marina).

Intorno al 1.300 a.C., i Siculi, provenienti dall’estrema punta della penisola italica, si stabilirono lungo la costa orientale della Sicilia, spingendo verso l’interno Sicani, Greci e Fenici. Ortigia divenne lo sbocco marittimo dell’antico regno di Hybla.

Oggi, la nostra città ha il privilegio di appartenere ad  una delle principali eco-regioni del pianeta, il Mediterraneo, universalmente riconosciuto, per la ricchezza di biodiversità, tra i più importanti ecosistemi esistenti al mondo.

Il rapporto tra Siracusa ed il suo mare è lo stesso di quello da sempre esistente tra l’uomo ed il mare: di mare ci si nutre e di mare si può anche morire; al mare ci si affida per un viaggio di piacere o di speranza, e del mare si diffida per le potenziali minacce che da esso possono provenire (come tragicamente testimoniato dalla tragedia dello tsunami nel sud-est asiatico).

I nostri giovani hanno avuto, fino ad oggi, un rapporto con il mare essenzialmente legato alle vacanze estive: sabbia ed acqua.

Così come la spiaggia non è fatta di sola sabbia, allo stesso modo il mare non è fatto di sola acqua.

Il Progetto “Il Mare-Premio Thalassa”, proposto agli studenti del nostro Istituto dall’Associazione “Pianeta Donna-Club d’Europa” in collaborazione con la Guarda Costiera della Capitaneria di Porto di Siracusa, e con il contributo della Erg, ha rappresentato una straordinaria occasione di educazione ambientale, che ha stimolato i nostri giovani a “vivere” il mare in maniera assai diversa di come era stato per essi fino a ieri: non solo come luogo di vacanza ma anche e soprattutto come fonte di scoperte inesauribili.

Marco Fatuzzo

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