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Speciale Commodities: cosa ci aspetta nella seconda metà del 2019 – Materie Prime

 

Le materie prime hanno vissuto un primo semestre sostanzialmente misto, con i prezzi spot, secondo una recente analisi diffusa da Bloomberg, che sono complessivamente saliti del 7% circa anche in presenza delle forti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina: il Petrolio è salito sulla scia degli interventi di OPEC e produttori alleati, ad esempio, il Minerale di Ferro ha visto i prezzi aumentare a seguito di una carenza di offerta, l’Oro si è ripreso con le prospettive relative alla possibile politica monetaria della Fed ed il clima ha portato scompiglio tra i principali prodotti agricoli.

Alcuni degli elementi che hanno guidato i mercati nel primo semestre saranno ancora presenti nella seconda parte dell’anno: la guerra commerciale tra Washington e Pechino, ad esempio, continuerà a far sentire tutto il suo peso e, potenzialmente, potrebbe sfociare in una guerra valutaria; sarà un tema di rilievo per l’intero settore anche la politica monetaria della Fed ed anche la tensione tra USA ed Iran farà la sua parte.

 

Petrolio

Il mercato petrolifero è stato connotato, nel primo semestre, da un mix di fattori: timori relativi alla forza domanda, produzione USA in aumento, sanzioni all’Iran e tagli alla produzione da parte della OPEC+… Tutto questo si è tradotto, in termini di prezzo, in movimenti all’insegna dell’adrenalina, con il Brent che, dopo un rally a 75 dollari per barile, ha chiuso il mese di giugno a circa 67 dollari per barile in crescita del 24%.

I tagli alla produzione sono stati estesi a marzo 2020 e questo senz’altro giocherà un ruolo di rilievo nel determinare le future performance del barile, anche se, in virtù del loro peso sulla domanda, i negoziati tra USA e Cina potrebbero rivestire un ruolo ancor più rilevante. La vera Wild Card, tuttavia, potrebbe essere l’Iran, che, in più di un’occasione, ha minacciato di causare interruzioni di fornitura bloccando lo stretto di Hormuz.

In termini di prezzo, gli analisti prevedono una media di 70 dollari per barile (Brent) nel quarto trimestre 2019.

 

Oro

I prezzi dell’Oro chiudono il primo semestre in prossimità dei livelli più elevati degli ultimi sei anni.  I timori relativi alla crescita sembrano indurre le banche centrali ad applicare una politica monetaria più accomodante rispetto al passato e proprio questa prospettiva lascia intendere che il rally potrebbe continuare nonostante i recenti dati sul mercato del lavoro statunitense abbiano smorzato, almeno parzialmente, l’ottimismo dilagante.

Le tensioni commerciali e geopolitiche hanno sostenuto le quotazioni del lingotto aumentando l’interesse per i beni rifugio e per gli ETF aventi il metallo giallo come sottostante.  Goldman Sachs ha rivisto a rialzo la sua stima a 12 mesi portandola a 1475 dollari per oncia.

 

Rame

Dopo un inizio dell’anno particolarmente brillante a seguito dei timori relativi ad una carenza di offerta, la corsa dei prezzi del Rame ha subito una battuta d’arresto, ed il metallo ha terminato il primo semestre appena sopra la parità cedendo l’11% dai massimi registrati ad aprile: a determinare il calo la tensione commerciale ed i timori relativi alla crescita economica.

Coloro che puntano su un rialzo del prodotto contano sui problemi (possibiliI) di fornitura, in un contesto che vede importanti realtà di settore come Codelco affermare che la domanda in arrivo dalla Cina rimarrà solida.  Goldman Sachs prevedono un aumento dei prezzi del 12% nella seconda parte dell’anno a circa 6700 dollari per tonnellata.

 

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