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Stravince il no con il 59,1% dei voti, Renzi: mi dimetto, ma senza …

Con il 59,1% dei voti, il No vince sul Sì, che si attesta al 40,9%. Termina così il governo di Matteo Renzi, che , dopo 1.017 giorni, rassegna le sue dimissioni da presidente del consiglio travolto da una vittoria “straordinariamente netta” del No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale cui aveva legato il suo destino politico.

Ma va via “senza rimorsi”, dichiara il premier a Palazzo Chigi, convinto di aver “fatto tutto quello che era possibile fare in questa fase”. E sintetizza in una battuta: “Volevo tagliare le poltrone, non ce l’ho fatta, la poltrona che salta è la mia”.

Oggi pomeriggio sarà convocato l’ultimo Cdm del Renzi I, che poi si recherà al Colle per rassegnare le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cui spetteranno poi le decisioni successive.

Renzi non mostra rammarico per la scelta del referendum, e nel giorno della sconfitta, non rinuncia al suo ottimismo: “Si è persa una battaglia, ma arriverà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria“. Certo, “c’è rabbia, delusione, amarezza, tristezza, ma dovete essere fieri: fare politica contro qualcuno è facile, fare politica per qualcosa è più difficile ma più bello”.

E questa frase preannuncia la sfida che Renzi lancia al fronte del No: “Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell’interesse dell’Italia e degli italiani”. Perché la vittoria al referendum “consegna ai leader del No oneri e onori, a cominciare dalla proposta di legge elettorale: tocca a chi ha vinto avanzare proposte serie e credibili”.

L’uscita di scena dalla sala dei Galeoni di palazzo Chigi è abbracciato alla moglie Agnese, che ringrazia “per la fatica di questi mille giorni”. E “grazie ai miei figli e anche a tutti voi”, ha detto rivolto ai giornalisti. “Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino”, ha concluso.

La direzione del Pd si riunirà martedì, per valutare le “iniziative politiche” conseguenti alla sconfitta. Intanto, dalla segreteria Pd smentiscono nettamente la possibilità che Renzi possa dimettersi dalla carica di largo del Nazareno: “Assolutamente no”. Ma con una dimensione della sconfitta così netta, bisognerà capire anche quale sarà la tenuta dei gruppi parlamentari Pd, e anche – sulla base della legge elettorale che si profilerà all’orizzonte – se puntare o meno al voto a marzo, con un governo di scopo per il quale continuano a circolare i nomi di Grasso e Padoan.

Intanto emergono le prime divisioni, con i Cinque Stelle che chiedono elezioni subito con l’Italicum, insieme a Lega, Fdi e un pezzo di Fi, con Berlusconi che nei giorni scorsi aveva invece più volte invocato un tavolo per la legge elettorale, con la sinistra per il No che chiede anch’essa di riscrivere la legge elettorale.

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