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mercoledì , dicembre 19 2018
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Tutti volevano abolire il Cnel ma in campagna elettorale nessuno ne …

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha sostanzialmente diviso l’Italia in due fazioni: chi era favorevole alla riforma voluta dal governo Renzi e chi era nettamente contrario (e ha prevalso quest’ultima). Ma c’era un punto su cui tutti sembravano d’accordo: nel Paese così come in Parlamento. Parliamo dell’abolizione del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Tanto che anche dopo il voto referendario c’è stato chi è tornato a chiederne l’abolizione, stavolta passando semplicemente per il Parlamento. Eppure il Cnel, a più di un anno dal referendum, è ancora vivo e vegeto. Non solo: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro non sembra neanche essere a rischio, almeno stando al numero esiguo (se non nullo) di dichiarazioni dei vari leader politici sul tema durante la campagna elettorale.

Non ci sono dichiarazioni dei leader dei principali partiti italiani sull’abolizione del Cnel durante i mesi di gennaio e febbraio (almeno non riportate dai media). Nessuno ci tiene a sottolineare questo punto che, peraltro, fa parte di alcuni dei programmi elettorali. E nessuno sembra essere interessato – non solo la politica – a riportare l’argomento al centro della discussione pubblica.

Il Pd e l’abolizione del Cnel.

La proposta di abolire il Cnel è partita, ai tempi del referendum costituzionale, dal Pd che ha proposto la riforma poi bocciata col voto del 4 marzo. Nel testo si prevedeva l’abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione, cioè quello con cui si regolamenta il Cnel, spiegando le sue funzioni e la sua composizione. “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è soppresso”, si leggeva inoltre nel testo della riforma costituzionale.

La bocciatura della riforma costituzionale sembra però aver colpito il Pd tanto da non riproporre – in questa campagna elettorale – nemmeno il tema di quel testo su cui c’era convergenza da parte di tutti. Nel programma, né in quello redatto in forma estesa né nei 100 punti presentati da Renzi, non ci sono infatti riferimenti al Cnel e a una sua eventuale abolizione. Il tema, quindi, sembra essere passato in secondo piano per i dem che non sembrano ritenerlo un punto centrale della prossima legislatura.

Il MoVimento 5 Stelle: l’abolizione del Cnel nel programma.

Nel novembre 2016 Luigi Di Maio, allora solo vicepresidente della Camera ma ora anche candidato premier del M5s, definiva l’abolizione del Cnel “uno zuccherino in una valanga di letame che è la riforma”, parlando di un ente inutile. In effetti il MoVimento continua a sostenere l’abolizione del Cnel, tanto da inserirla come proposta tra i punti del programma Affari Costituzionali. “A livello costituzionale – si legge nel documento votato dagli attivisti M5s – eliminare gli enti inutili significa abolire il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e le province”. E si sottolinea ancora che “per eliminare il Cnel è sufficiente una legge costituzionale di poche righe”.

Il centrodestra e il silenzio sul Cnel.

Ai tempi del referendum costituzionale, come detto, ad accomunare tutti i partiti c’era l’abolizione del Cnel. Punto su cui non sembrano esserci state importanti variazioni. Eppure anche il centrodestra non sembra voler sottolineare questo punto durante la campagna elettorale, probabilmente ritenendolo un argomento secondario. Non si fa nessun riferimento all’interno del programma della Lega, mentre in quello (in sintesi) di Fratelli d’Italia si parla di un generico “lotta agli sprechi” dopo il tema dell’ammodernamento della pubblica amministrazione. E in tema di Costituzione il partito di Giorgia Meloni propone una “riforma presidenziale della Repubblica con elezione diretta del capo dello Stato o del Governo” e il “superamento del bicameralismo perfetto con riduzione del numero dei parlamentari”, non facendo uno specifico riferimento, invece, al Cnel. Nel programma collettivo del centrodestra – formato da Fi, Lega, FdI e NcI-Udc – si parla di una “riorganizzazione della macchina dello Stato” e della riforma di alcuni punti della Costituzione ma non di Cnel.

Liberi e Uguali e l’abolizione del Cnel.

Al referendum del 2016 l’attuale lista di Liberi e Uguali non esisteva. Si tratta di una formazione nata successivamente e che tiene insieme alcuni gruppi presenti in Parlamento nella scorsa legislatura. Ci sono ex esponenti del Pd poi confluiti in Mdp, membri di Sinistra Italiana e componenti di Possibile. E alcuni di loro si erano detti favorevoli all’abolizione del Cnel, tanto da riproporre il tema anche dopo il referendum costituzionale. Sull’attuale programma pubblicato sul sito di Liberi e Uguali, però, non si legge alcun riferimento all’abolizione del Cnel né, più in generale, a un possibile nuovo ordinamento e a nuovi compiti per il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

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