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Un paradosso della Costituzione italiana

Vicenza – Il paradosso costituisce una situazione assurda, contraddittoria, illogica, incoerente, incongruente, insensata, irragionevole, irrazionale, sconcertante. Quello che vogliamo fare con questo articolo è illustrarvi come l’Italia  sia diventata così libera, che le sembianze della democrazia sono state stravolte tanto da limitarne la libertà. L’articolo 1 della Costituzione recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

La paradossale Charta si annuncia sin dal secondo Comma del predetto art.1. Infatti, secondo l’enciclopedia Treccani: «Sovranità – Potere originario e indipendente da ogni altro potere.» Ovverosia, se il popolo è sovrano che limiti può mai avere? 

Ci sono intellettuali di regime che speculano in questo modo: “La forma di governo a democrazia rappresentativa, consente a tutti i cittadini di concorrere al governo della cosa pubblica attraverso gli istituti e i meccanismi previsti dall’ordinamento della Repubblica (elezioni e referendum). Il lavoro poi, rappresenta il valore fondamentale, considerato il mezzo per la definizione della personalità di un individuo e attraverso il quale ciascun cittadino, può contribuire ad accrescere lo sviluppo economico dello Stato.

Sovranità del popolo, dunque, ma subordinata alle leggi che regolano la nostra Costituzione, esercitate dagli Organi di Stato”.  Come a dire: Vulgus (Mundus) vult decipi, ergo decipiatur. Un motto in latino che letteralmente può essere tradotto in «Il popolo (il mondo) vuole essere ingannato, e allora sia ingannato». Viene attribuito al cardinale Carlo Carafa (1517 – 1561)

Ebbene, a noi pare che:

Dovrebbero essere le leggi dello Stato a promuovere e favorire lo sviluppo economico dello stesso, non il cittadino-lavoratore-contribuente. 
Mentre troviamo esilarante l’acrobazia circense con cui si afferma che sono “le leggi che regolano la nostra Costituzione”, invece d’essere le leggi che discendono dalla stessa. 
Le elezioni oramai sono disertate in massa dai cittadini. L’ultima elezione si è tenuta a Cagliari il 20 gennaio 2019 per surrogare un parlamentare dimissionario. Hanno votato 39.131 sardi (il 15,6%) su 251.649 aventi diritto negli 8 comuni interessati. Un’astensione record che ha fatto crollare di quasi 52 punti la percentuale dei votanti. Ovvero la materializzazione di un concetto di “rappresentanza” in vero un po’ stentato, difettoso, malsano. 
Per la sovranità popolare espressa tramite referendum notiamo che è stato introdotto surrettiziamente il referendum consultivo. Vale a dire: tu cittadino voti, io rappresentante mi arrogo il diritto di decidere come voglio. Quanto ai referendum “normali”, quanti sono quelli elusi o ignorati dalla partitocrazia che è arrivata persino a consigliare di andare al mare piuttosto che alle urne?

C’è invece chi pensa che lo Stato non sia una entità divina, che i cittadini abbiano un diritto individuale a determinare la propria affiliazione politica e che, come per ogni altra industria, i fornitori dei servizi statali siano soggetti alle leggi fondamentali dell’economia, con rispetto della competizione, del monopolio, e dell’azione umana.

Costoro pensano che se l’ideale etico-politico è un’utopia destinata a non realizzarsi sul piano istituzionale, ha ugualmente funzione di pungolo nei riguardi dell’azione politica. Un ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale, ma avente ugualmente funzione di sprone nei riguardi dell’azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti. 

L’ideale utopico ha trovato la sua materializzazione in Liechtenstein – che è retto da una monarchia costituzionale – dove un principe illuminato ha emanato una Costituzione dove sono previste le procedure referendarie per mezzo delle quali i cittadini possono destituire il monarca per sostituirlo con una repubblica.

Il principe Hans-Adam nel 2009 ha pubblicato un libro intitolato Der Staat im dritten Jahrtausend (Lo stato nel terzo millennio) in cui ha riassunto le sue riflessioni di sovrano e imprenditore in merito all’ordine politico del futuro. Sin dalle prime pagine del libro, egli spiega l’obbiettivo di ciò che scrive:

Vorrei esporre in questo libro le ragioni per cui lo Stato tradizionale come impresa monopolista non solo è un’impresa inefficiente con un rapporto qualità-prezzo assai scarso, ma, cosa ancor più importante, più a lungo esiste e più rappresenta un pericolo per l’umanità.

Il Liechtenstein è una delle ultime monarchie funzionanti in Europa, con la Casa regnante in grado di esercitare un potere quasi completo in tutto il Principato. Attualmente il potere del principe Hans-Adam II, al contrario che in molte altre monarchie, viene trasferito di padre in figlio non al momento della morte del padre, ma un po’ di tempo prima, così da permettere al successore di imparare dal suo predecessore mentre questi è ancora al lavoro.

Il reggente corrente, il Principe Alois, sta ora effettivamente guidando il paese, nonostante suo padre abbia il potere di intervenire e annullare le sue decisioni. Tuttavia, nonostante il potere costituzionale della famiglia regnante, il Liechtenstein è anche una democrazia diretta. Tant’è secondo le parole del Principe Hans-Adam:

Noi della Casa regnante siamo convinti che la monarchia del Liechtenstein sia una partnership tra il popolo e la Casa regnante, una partnership che dovrebbe essere volontaria e basata sul rispetto reciproco.

In una conferenza, tenutasi a Zurigo il 21 ottobre 2014, ha detto tra l’altro: “Se guardiamo al millennio prima di noi, sorge la domanda, come dovrebbe essere lo Stato del terzo millennio? Nel secolo scorso, lo Stato ha fallito ancora e ancora. Il 20° secolo ha dato non solo due guerre mondiali con milioni di morti, […] Anche se il 20° secolo ha fatto enormi progressi nel Scienza, tecnologia, medicina, economia e in molti altri campi […] con i suoi innumerevoli cambiamenti politici è stato probabilmente il secolo più sanguinoso della storia umana. […] La sfida per il terzo millennio sarà quella di adottare un modello statale atto a sviluppare le seguenti condizioni:

Un modello statale che impedisca le guerre tra Stati e guerre civili.
Un modello di Stato che non privilegi se stesso, ma serva a tutte le persone all’interno di esso.
Un modello statale che dà alle persone la massima democrazia, e la possibilità di partecipare alla compilazione delle leggi.
Un modello statale valido anche nell’era della globalizzazione dove è cresciuta la concorrenza.

Questi obiettivi sono realizzabili solo se lo Stato è considerato un’organizzazione per servire l’uomo e non viceversa. Lo Stato deve diventare una società di servizi che si trova di fronte a una competizione pacifica e non un monopolio che può mettere il cliente di fronte all’alternativa: o venire a patti con il cattivo servizio ai prezzi più alti o emigrare. Sfortunatamente, l’emigrazione per la stragrande maggioranza delle persone è difficile. Inoltre, l’emigrazione non è un’opzione attraente per molte persone. L’alternativa all’emigrazione, per i disperati, è spesso la violenza, il terrorismo, la rivoluzione e la guerra civile.”

Il Liechtenstein vive nel contesto di una democrazia diretta, quindi ogni disaccordo tra la casa regnante e il Parlamento può essere risolto con un voto popolare. Bastano solo mille firme per dare il via a un referendum nazionale, o 1500 per una proposta atta a cambiare la costituzione. Il principe può porre il veto su ogni referendum, a meno che si tratti di uno fra due specifici tipi di referendum: il primo tipo è un referendum per far dimettere il principe, nel qual caso la casa reale deve eleggere un nuovo principe, e il secondo tipo è un referendum per far dimettere l’intera casa reale e abolire completamente la monarchia. Se la popolazione dà il via a uno di questi due tipi di referendum il potere di veto del principe è annullato.

Il popolo del principato detiene il più alto reddito pro capite del mondo. Il Liechtenstein ha 11 municipalità, cui spesso ci si riferisce come villaggi o comunità, con una popolazione che è compresa tra 280 e 6.000 persone. Questi villaggi hanno un notevole grado di autonomia, e sono in grado di approvare molte delle proprie leggi. Riscuotere le proprie tasse: per esempio, l’imposta nazionale sul reddito è pari all’1,2%, ma il livello medio di tassazione è intorno al 17.8% includendo le tasse sul reddito dei villaggi.

Ciascuno di questi villaggi ha il  proprio sistema di democrazia diretta, con i referendum che di solito richiedono le firme del 5% degli elettori locali per prendere il via. Dopo la riforma costituzionale del 2003, i villaggi hanno ottenuto il diritto di secedere. Persino il piccolo Planken con i suoi 280 votanti potrebbe vedere riconosciuta la propria indipendenza a seguito di un voto popolare.

Tutto ciò ha avuto inizio da sua Altezza Serenissima, che è sceso personalmente nelle strade del Liechtenstein per raccogliere le firme atte a indire un referendum costituzionale. La riforma costituzionale del 2003 ha dato anche ai cittadini del principato il già menzionato diritto di dimettere il principe e la casa regnante, e molto l’altro ancora.

Tale è la è convinzione di Giovanni Adamo II del Liechtenstein nella libertà che si è effettivamente speso per convincere una popolazione sopra la quale aveva l’assoluto controllo a prendere in mano i propri diritti e a chiedere maggiore libertà. La partitocrazia italiana ed europea, in tutto questo fa la figura del tiranno.

Enzo Trentin

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