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Villeneuve: “Schumacher fu il rivale più acerrimo” – Formula 1 …

Jacques Villeneuve, lo si sa, è una persona che spesso dice ciò che pensa senza filtri, un valore aggiunto in un mondo, quello della Formula 1, in cui tutte le dichiarazioni rivolte ai media vengono calmierate e controllate dalle squadre, per evitare di dire troppo e, magari, dare così vantaggio ai competitor.

In una intervista concessa a Beyond the Grid, la sezione dei podcast del sito della Formula 1, il campione 1997 ha parlato di molte cose, come della sua esperienza nella categoria.

Il primo test a Silverstone, l’approdo in Formula 1 e la lotta con Frentzen

“Il test a Silverstone fu uno shock. La vettura, rispetto all’Indycar, non aveva potenza, fu una sorpresa. L’esperienza in Formula 1 è come mettere un film e mandarlo avanti aumentando la velocità… e la mente non è abituata a questo, è tutto veloce, ma il giorno dopo tutto si rallenta e ti abitui. Ero abituato a non avere esperienza, dover andare in pista, fare il tempo e tornare a casa, conoscevo quel tipo di pressione. Per gli standard di oggi, quando sono entrato in Formula 1 a 24 anni, sarei stato ‘super’ vecchio, ma allora era diverso. Quando fu annunciato l’arrivo di Frentzen, si disse che sarebbe stato lui il campione. Quindi mi dissi che dovevo batterlo, dentro e fuori la pista, e in quella stagione, il 1997, le cose remarono nella mia direzione”.

La monoposto del 1997 e il rapporto di Adrian Newey con i piloti

“La vettura del 1997 era davvero veloce, e fu ideata intorno alle mie esigenze, con tutti gli input dati nel 1996. Newey era davvero bravo a capire i piloti che rispettava, era un mago con le auto, e quell’auto era come una seconda pelle per me, potevo fare tutto quello che volevo quasi sempre. Sapevo di poter entrare in pista in qualifica, mettere le gomme [nuove], ed andare mezzo secondo più veloce. Iniziai subito a spostare la mia attenzione da Frentzen a Schumacher, perchè a Frentzen diedi quasi due secondi alla prima gara, che sull’asciutto in Formula 1 è davvero tanto”.

La lotta con Schumacher e gli scontri in pista

“La cosa strana è che, a parte Jerez, io e Schumacher non abbiamo mai lottato in pista, solo quella volta. Fu una stagione strana, dopo poche gare tutti pensavano che avremmo vinto il campionato, ma la Ferrari trovò una trazione incredibile e tutto insieme divennero velocissimi. E poi tutti pensavano che Ferrari avrebbe vinto, ma combattemmo duramente. Non so chi fu il pilota più veloce contro cui abbia gareggiato in termini di velocità pura, Scumacher fu quello più acerrimo, anche a causa dei suoi ‘scherzetti’, ed ogni battaglia con lui è stata memorabile, non ce n’è nemmeno una che non lo sia”.

Fernando Alonso

“Siamo stati compagni di squadra per tre gare, e probabilmente è stato il teammate più forte in gara. In qualifica era ok, ma in gara aveva una sorta di energia in lui, non cede di un millimetro, quelle tre gare furono molto costruttive. In qualifica eravamo 50 a 50, ma in gara mi ci vollero due gare per avere quel decimo in più per stare con lui. Fu molto rispettoso e d’aiuto, una cosa che non è successa quando ha lottato con Hamilton. Non so se saremmo rimasti amici, ma nel 2004 avrei voluto correre una stagione completa contro di lui”.

Il periodo alla BAR

“Credo che quando ero alla BAR fossi ottimo, la squadra era costruita intorno a me. Oggi le cose sono cambiate, il primo anno arrivammo sempre ottavi e ci consideravano una massa di perdenti, oggi invece è diverso. Non mi dispiaccio della BAR, era la mia ‘sfida successiva’, e la stagione successiva facemmo podi. Poi arrivò la politica e uccise il progetto. Newey mi chiamò in estate (prima che la creasse, ndr) per dirmi ‘non fare il team, ti vogliamo alla McLaren’. E magari se avessi accettato avrei vinto altri titoli, oppure avrei fatto un incidente e sarei morto, quindi non si sa mai. E il mio rapporto con Ron era teso. Se Adrian mi avesse chiamato un ora prima o dopo, probabilmente sarei passato alla McLaren, ma con Creg lì, non potevo parlare, quindi la chiusi velocemente. Quel paio d’ore fecero davvero la differenza. Quella fabbrica è oggi la Mercedes, quindi non ho sbagliato, sono un pilota automobilistico e non ho mai fatto le cose come si pensa che vadano fatte. Con l’esperienza di oggi non avrei difeso Creg, stavo per firmare il contratto con la Renault ma lui mi disse in lacrime che se non fossi rimasto, sarebbe venuto giù tutto ed avrebbe perso il lavoro”.

Il futuro di Kimi Raikkonen e di Charles Leclerc

“Kimi ora parla tanto di più, sta anche guidando meglio. Si dice che avere figli fa perdere un secondo a figlio, ma con lui è l’opposto, magari gli ha dato l’energia, una ragione nella vita per essere migliore. Si merita un altro anno, è terzo in campionato, spesso è più veloce o a un decimo da Vettel, da indicazioni sullo sviluppo della macchina, il team lavora benissimo ora. Con un giovane accanto, Vettel proverebbe a ‘mangiarselo’, e o distruggerebbe il giovane oppure rovinerebbe la squadra che in due anni sarebbe più lenta. Non metterei Leclerc in squadra, almeno per un altro anno, sta anche facendo ancora degli errori. La Ferrari è un top-team, come Mercedes, che prende i piloti quando sono al massimo. Per preparare i giovani ci sono gli junior team”.

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