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mercoledì , dicembre 19 2018
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Voto all’estero e rischio brogli, le faglie del sistema ei volti di …

Non c’è elezione che non porti con sé polemiche relativamente alla sicurezza del voto all’estero. Dodici deputati e sei senatori che vengono eletti nelle quattro circoscrizioni sparse per il mondo.

Aventi diritto sono gli italiani residenti e iscritti all’Aire che votano per corrispondenza. E qui sta l’inghippo, la falla che ad ogni tornata elettorale richiama fragorosamente l’attenzione sul rischio taroccamento del voto.

 

Ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera dando conto del responso della Corte costituzionale sul ricorso presentato pochi giorni prima del referendum costituzionale del dicembre del 2016, quando fu sollevata una questione di legittimità in relazione alle procedure con cui si svolge il voto. E soprattutto la facilità con cui si può violare il vincolo della segretezza e quindi la sicurezza.

Nonostante gli scandali – si ricordino i video che riprendevano plichi di schede già votate a dimostrazione di quanto detto – anche oggi si registra un nulla di fatto.Secondo i giudici costituzionali infatti i dubbi sulla segretezza e la validità dei voti degli emigrati andavano rivolti “all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero” e poi “all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione”, l’unica “legittimata a sollevare l’incidente di costituzionalità”.

 

Insomma si va avanti così. Con il carico di dubbi e di indignazione per quello che è già successo e per quello che potrebbe accadere.

A parte l’introduzione di codici a barre e una maggiore sorveglianza su stampa, custodia e distribuzione delle schede “per rendere tracciabile il percorso”, niente di più è stato fatto. Un gioco che forse non vale la candela.

 Anche perché, nota il giornalista, meno di un terzo dei connazionali vota. Dati ufficiali alla mano, pubblicati dal ministero degli Esteri: “A fronte di 3.

494.687 plichi elettorali inviati dalle ambasciate e dai consolati agli italiani residenti all’estero, compresi quelli aggiunti localmente a norma di legge, risultano restituite, con le schede elettorali votate, alle nostre sedi 1.

122.294 buste, pari al 32,11% di quelle inviate.

Non è stato possibile recapitare per irraggiungibilità dei destinatari l’11,38% dei plichi inviati”.

Rischio brogli sempre presente

E non è tutto, perché il rischio di possibili brogli riguarda anche “le 1.

122.294 buste restituite al consolato e le schede votate in esse contenute: chi può garantire che chi le ha votate è realmente l’elettore destinatario del plico?”, dice l’ambasciatore Calogero Di Gesù.

Tanto più che il metodo del voto elettronico metterebbe fine a margini così ampi di incertezza. Ma le cose, complice anche il responso della Consulta, procederanno ancora così.

E i vari Antonio Razzi, “che esordì definendo Berlusconi e Bossi ‘gli Stan Laurel ed Oliver Hardy della politica italiana’ e finì per definirsi ‘né falco e né colomba nel Pdl: sono solo di proprietà di Berlusconi'” e Luigi Pallaro “che riuscì ‘miracolosamente’ a raccogliere 84.507 voti nella Pampa e a diventare l’ago della bilancia che teneva in piedi col suo voto il governo Prodi finché non lo lasciò cadere”, continueranno a lottare insieme a noi tra gli scranni del nostro Parlamento.

Anche queste liste riservano personaggi di tuttio rispetto. Dal cervello in fuga, ricercatrice della Bce alla giornalista di Rai International Francesca Alderisi (che all’estero non ha mai vissuto), ne citiamo nel dettaglio uno per tutti: “Giuseppe Macario, che si sarebbe candidato piazzando una foto non sua e un curriculum grondante di note d’eccellenza (non sue) ed è stato smascherato dalla direttrice del sito di Rolling Stone Selvaggia Lucarelli – scrive Stella -, incuriosita dalle liste dei candidati per la ripartizione America del Nord dove spiccava il suo ‘movimento’: Free Flights to Italy.

Voli gratis per l’Italia“. Lui vive a Fiano romano e in America del Nord probabilmente non c’è mai stato.

Ps: è candidata anche sua mamma, “dalle Americhe all’Ontario”. 

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