venerdì , luglio 19 2019
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Voto su von der Leyen/Tutti i rischi in agguato nella partita di Bruxelles

Fra due giorni, di fronte al Parlamento Europeo, si terrà il breve ma intenso e forse drammatico dibattito sulla fiducia nei confronti della signora Ursula von der Leyen, candidata alla Presidenza della Commissione Europea da un inatteso ma ferreo accordo fra il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel. Un accordo che ha riguardato tutti i più alti vertici del potere europeo ma che, nei confronti della Presidenza della Commissione, ha bisogno dell’approvazione della maggioranza assoluta del parlamento.

 
Il che non è scontato perché il colpo di mano franco-tedesco ha prodotto scontenti e tensioni fra i parlamentari che hanno visto eliminare le candidature dei così detti “Spitzencandidaten” cioè dei candidati proposti dai partiti più rappresentati nel Parlamento stesso. Una procedura certamente rispettosa della democrazia ma destinata al sicuro insuccesso dato che, per ottenere la maggioranza del Parlamento, non sono sufficienti i voti di un singolo partito ma è necessaria una larga coalizione.

 
Come era quindi facile prevedere, sia il primitivo candidato del Partito Popolare, sia quello del Partito Socialista sono stati bruciati dai dissidi fra i partiti. Con straordinaria tempestività la cancelliera Merkel e il presidente Macron si sono quindi affrettati a intervenire.

Hanno presentato un pacchetto di nomine, proponendo come Presidente della Commissione una candidata tedesca, ma gradita ai francesi, un Presidente del Consiglio belga e un ministro degli Esteri spagnolo, entrambi legati a Macron.
 
Una proposta che ha soddisfatto, anche se in modo non entusiastico, i componenti del Ppe ma che ha profondamente irritato i socialisti tedeschi che hanno visto in questa candidatura un’imposizione contro il patto di governo che in Germania lega strettamente socialisti e popolari.

Non dobbiamo stupirci di questo perché le inimicizie hanno ancora un sapore domestico, come dimostra il fatto che David Sassoli, nuovo presidente del Parlamento e unico italiano a ricoprire una carica di vertice in Europa, è stato eletto a dispetto del voto contrario della maggioranza dei parlamentari del nostro Paese.
 
Il malcontento nei confronti della von der Leyen si è però esteso ai socialisti e ai liberali di altri Stati e si è radicato nel gruppo dei Verdi, ancora riluttanti a dare il proprio voto favorevole.

Non si tratta di divergenze sorprendenti, dato che a tutti è noto quanto sia difficile trovare una linea comune in un parlamento frazionato come quello europeo. Se si guarda ai contenuti della proposta politica della candidata, un accordo non è impossibile dato che, pur avendo in passato manifestato attitudini germaniche complessivamente ortodosse, la signora von der Leyen è sempre stata una convinta federalista, ha lavorato in favore di un esercito europeo, è stata tendenzialmente aperta nel campo dei diritti civili e si è perfino esposta, contro la sua stessa cancelliera, in favore di una proposta assimilabile agli Eurobond.

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